Cronaca
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Anziani, fino a settembre
centri diurni a regime ridotto

Il centro diurno Barbieri in una foto antecedente la pandemia

I conti di Cremona Solidale tornano in attivo dopo l’ondata pandemica dello scorso anno che ha sconvolto la programmazione e costretto a spese aggiuntive impreviste. Giovedi scorso il bilancio preventivo per il 2021 e il contratto di servizio (che diventa da annuale a triennale) sono stati approvati nella commissione comunale Welfare.

Come ha spiegato il dg Emilio Tanzi, i volumi saranno quest’anno superiori a quelli dello scorso anno, ma inferiori a quelli del biennio 2018 – 2019 per i minori introiti dei settori residenziali e semiresidenziali per effetto delle misure di distanziamento sociale che obbligano ad ospitare  meno utenti. Per i primi si prevede un ritorno alla ‘normalità’ a partire dal 1 luglio in termini di capienza mentre per i secondi (i centri diurni) dal mese di settembre. Fino al 31 agosto quindi è prevista una capienza ridotta dai 120 posti disponibili a 90 effettivi.
Per i servizi di Cure Intermedie e gli ambulatori si prevede di raggiungere la quasi totalità delle potenzialità, intorno al 97,2% nel corso dell’anno. Per quanto riguarda la rsa, la buona notizia è che la Regione ha adeguato i contributi Sosia del 2,5% e le rette resteranno invariate.
L’azienda prevede poi beneficiare di altri contributi: la campagna di raccolta fondi “Cremona è Solidale”, che si appoggia ad un conto corrente presso la Fondazione Comunitaria, porterà in previsione 150mila euro (e sarà supportata da una specifica campagna informativa); mentre Fondazione Città di Cremona ha dato la disponibilità di un contributo di 90mila euro. Un grosso sostegno al bilancio 2020 è stato dato ovviamente dal Comune che ha messo sul piatto circa  un milione di euro per far fronte alle perdite dello scorso anno e per consentire il mantenimento dei servizi.

In commissione è poi tornato il tema vaccinazioni, punto dolente, visto il ripresentarsi del virus nella palazzina Azzolini nonostante tutti gli ospiti fossero vaccinati.

“Abbiamo vaccinato tutti gli ospiti della rsa – ha spiegato Tanzi – quelli della Comunità alloggio e dei centri diurni (questi ultimi da parte di  loro medici di medicina generale). Più complicato vaccinare i nuovi ingressi, per i quali sono previsti  isolamento, tampone e poi il prima possibile la somministrazione, tenendo conto che il vaccino va preparato. C’è da tenere in considerazione il vuoto temporale tra prima e seconda dose e poi il fatto che la vaccinazione non implica necessariamente il non contrarre il virus. E’ anche vero che su persone anziane già fragili la risposta del sistema immunitario può essere molto bassa, questo è un problema che si sta riscontrando”.

Non viene sciolto il dubbio sulla quota di personale sanitario che ha deciso di vaccinarsi. Un tema delicato, ha ammesso Tanzi, perchè “come datore di lavoro non sono tenuto a sapere chi è vaccinato e chi no. Stiamo facendo uno sforzo enorme per dare la possibilità a chi vuole di vaccinarsi, già previsto un nuovo ciclo”.

L’ultimo DL del Governo non è privo di dubbi interpretativi, ha aggiunto il dg: “Ho sollecitato i sindacati a prendere posizione un po’ più chiara rispetto a questioni su cui la normativa lascia aperte diverse possibilità di interpretazione. Cosa faccio se ho bisogno urgente di assumere un infermiere, ma il primo in graduatoria si rifiuta di vaccinarsi?”, ha detto per esemplificare.

“Il Cda – ha aggiunto il direttore –  ha comunque già preso una posizione su cui concordo pienamente e cioè che chi lavora in una rsa come la nostra ha il dovere di vaccinarsi sia per rispetto degli ospiti, sia per i colleghi che per altri motivi non possono vaccinarsi”.

Giuliana Biagi

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