Cronaca
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Adescamento di una studentessa
Bidello condannato a un anno

Un anno, pena sospesa, è la condanna emessa oggi dal giudice nei confronti di Marco (nome di fantasia), 43 anni, ex bidello in un istituto superiore di Cremona, accusato da Maria (nome di fantasia), oggi 18 anni, 16 all’epoca dei fatti, di averle inviato messaggi WhatsApp e audio sul telefonino, chiedendole una foto di lei nuda. Per il giudice, che ha anche disposto l’interdizione perpetua da ogni incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, è colpevole di adescamento di minore. Per lui, il pm onorario Silvia Manfredi aveva chiesto la condanna a un anno e tre mesi di reclusione. La motivazione sarà depositata entro 60 giorni.

Per questa vicenda, Marco, difeso dall’avvocato Alessandro Zontini, era stato licenziato. In quella scuola prestava servizio da 13 anni. Il suo legale ha già impugnato il licenziamento. “Non ho fatto niente”, ha ribadito l’imputato dopo la lettura della sentenza.

‘Sei molto carina, hai un bell’aspetto fisico’, aveva scritto Marco ai primi di luglio del 2018, e la giovane “pensando fossero messaggi innocui”, gli aveva risposto, ringraziandolo. “Mi aveva anche invitato, insieme ai miei genitori, ad un suo concerto”, aveva spiegato la ragazza, fino a quando lui le avrebbe inviato un messaggio chiedendole una foto di lei nuda.

“Ho rifiutato, ma lui ha insistito”, aveva raccontato Maria. “Ero nel panico e quei messaggi li ho cancellati. Poi mi aveva inviato anche un audio. Continuava a scrivermi, anche che gli sarebbe piaciuto venire a casa mia e io avrei dovuto mostrargli la mia camera. A quel punto ho fatto presente la cosa ai miei genitori. A fine luglio l’ho bloccato con il telefono, interrompendo i rapporti”.

Di quanto era successo, la scuola ne era venuta a conoscenza nel novembre di quello stesso anno. Maria si era confidata con un’amica che aveva visto i messaggi e che aveva consigliato alla compagna di rivolgersi alla coordinatrice. Secondo quanto raccontato da Maria, anche altre due ragazze avrebbero ricevuto messaggi dal bidello. “Messaggi sul loro aspetto fisico”, aveva detto la giovane.

I messaggi inviati a Maria e l’audio erano stati poi mostrati ai dirigenti scolastici che avevano scritto a mano le parole riportate. ‘Perchè mi chiedi una foto?’, è il testo del messaggio inviato dalla ragazza all’imputato finito negli atti del processo.

“Mai ho chiesto la sua foto nuda”, ha sempre detto il bidello. “Quei messaggi sull’aspetto fisico ho sbagliato a mandarli”, ha ammesso, “ma erano indirizzati a mia moglie”. Il 43enne, che suona la tastiera in un gruppo, fa volontariato, cura il giardino di una parrocchia fuori Cremona, raccoglie i tappi per Cremona Soccorso. “Il mio cliente è incensurato”, ha ricordato l’avvocato Zontini, “tutti i testimoni ne hanno parlato bene, mai una censura, mai un richiamo”.

L’avvocato Zontini

“All’inizio la situazione del mio cliente sembrava drammatica”, ha detto il difensore nella sua arringa. “Sembrava che il mio cliente avesse commesso reati di pedopornografia e che fosse coinvolto in una vicenda moralmente censurabile. Poi si è scoperto che si trattava solo di dicerie, di voci di corridoio. Il mio cliente è stato additato come un molestatore di ragazze che non sono mai esistite. Due non hanno mai sporto querela perchè non ne avevano motivo, e alla fine ne è rimasta solo una”.

Con Maria, ha spiegato Zontini, “c’era un rapporto amichevole preesistente: il mio cliente era venuto in contatto con la sua famiglia, dandosi molto da fare con la beneficenza, aveva i loro numeri di cellulare e aveva invitato tutta la famiglia al concerto con il suo gruppo”.

“Il mio assistito non è un pedofilo”, ha aggiunto ancora il legale. “Prova ne è il fatto che nei computer, chiavette e telefonini che all’epoca gli erano stati sequestrati non è mai stato trovato nulla. Non c’è nemmeno lo screenshot di lui che avrebbe chiesto alla ragazza la foto nuda, non c’è nulla se non illazioni. Ci sono solo messaggi con le alunne in cui il mio assistito si interessa di come sia andata un’interrogazione, oppure che chiede di raccogliere i tappi che sarebbero serviti come beneficienza a comprare un’ambulanza. Il mio cliente è attivo nel sociale, è una persona che si è sempre prodigata per aiutare studenti e anche insegnanti”.

Il difensore ha fatto sapere che ricorrerà in Appello.

Sara Pizzorni

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