Cultura
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200 anni fa la morte di Napoleone
Le tracce dei passaggi a Cremona

Palazzo Schinchinelli Martini

Il bicentenario della morte di Napoleone riapre il dibattito sulla presenza dell’imperatore francese a Cremona, città dove la notizia dell’avvio della campagna italiana dell’allora generale, nel 1796, suscitò sentimenti contraddittori, tra il plauso del ceto cittadino intellettuale e delle professioni e l’orrore espresso dalla nobiltà e dalla plebe contadina.

Ma il generale passò veramente da Cremona e vi soggiornò? “Abbiamo almeno tre date nelle quali possiamo trovare Napoleone e la consorte Giuseppina de Beauharnais a Cremona”, spiega lo storico dell’arte Tommaso Giorgi, guida Turistica di CrArt, “e riguardano sia la figura del generale, che quella successiva di imperatore.
E’ il 28 agosto 1796 quando il generale alloggia a palazzo Schinchinelli Martini, nell’odierna via Cadolini, maestoso palazzo di fine Cinquecento, ampliato nella seconda metà del Settecento, riccamente decorato negli interni e oggi utilizzato solo in parte. Un paio di anni fa era anche stato posto in vendita, al prezzo di 5,8 milioni di euro.

La “stanza di Napoleone” a palazzo Schinchinelli (foto: Mondo Padano)

“In un secondo passaggio in città come generale – continua Giorgi, attingendo dai testi di storiografia cremonese – Napoleone soggiornò invece in casa Offredi, oggi palazzo Cavalcabò di corso Matteotti, all’epoca citato come palazzo situato nei pressi di porta Ognissanti, odierna porta Venezia”.

Prima di ritrovarlo in città in veste di imperatore, è la moglie Giuseppina (a cui è intitolata la via) a transitare in città: è  il 21 giugno 1797 quando alloggia presso l’hotel Colombina proprio accanto alla loggia dei Militi. Un albergo, questo, dove qualche decennio prima, nel 1770,  si era fermato anche il piccolo Mozart.
Ultima data certa del passaggio a Cremona dell’imperatore di Francia e re d’Italia, è il 10 giugno 1804, ancora presso casa Schinchinelli.

Nessuna traccia documentale, invece, circa una sua permanenza a palazzo Stanga Trecco di via Palestro, dove pure tra le stanze del piano nobile restaurate qualche anno fa dagli allievi di Cr Forma e dalla Provincia,  si trova la camera da letto intitolata a Napolene, per via dell’arredo in stile Impero con letto a baldacchino: l’equivoco è nato solo dalla moda dell’epoca, seguita dal committente, il marchese Vittorio Stanga.

Ma sul significato della presenza francese a Cremona, è lo storico Gian Carlo Corada a sintetizzare i passaggi più significativi. “A Bonaparte sono dedicati un’infinità di saggi e studi, ne escono di nuovi anche oggi. E si pensi che su di lui sono stati girati addirittura 1000 film.  E’ indubbiamente una figura dal valore universale, che ha sempre suscitato sentimenti contrapposti. Il passaggio di Napoleone a Cremona avvenne in occasione della prima discesa in Italia: Cremona venne occupata dalle truppe francesi durante l’assedio di Mantova. Si registrano movimenti di ribellione, minimi in città, maggiori in campagna. Napoleone aveva dal Direttorio un incarico preciso: il primo, distogliere le truppe dal fronte principale, quello sul Reno; il secondo, utilizzare le risorse di un paese ricco come l’Italia, perchè le finanze della Francia erano distrutte, come viene ricordato anche in un suo celebre discorso per incitare le truppe”.

Arrivato da questa parte delle Alpi, il generale si trova davanti a una sorpresa, a quella che Foscolo chiama “Rivoluzione d’Italia”. “Ad acclamare la sua presenza, anche a Cremona, non sono i nobili, non è la plebe, ma gli intellettuali e il ceto medio delle professioni. Poi man mano che passa il tempo, e dopo la breve riconquista della città da parte degli austriaci durante la campagna d’Egitto, si arriva a un sostanziale compromesso con le classi dirigenti. E’ in questa fase che il teatro (oggi Ponchielli), distrutto da un incendio, viene denominato Concordia proprio in nome di una pace riconquistata”.

Cremona divenne in seguito il principale centro del dipartimento per quanto riguardava le operazioni militari francesi, appendice diretta di Milano che era invece il centro politico: “In città erano di stanza 7000 militari, pensiamo a tutte le caserme, ex conventi di cui si ha memoria ancora oggi. Pensiamo a cosa significasse questa presenza in una città di 21.000 abitanti. Una rilevanza, quella di Cremona, dovuta al fatto che qui si era creato un gruppo non numeroso ma estremamente attivo di patrioti, alcuni dei quali assursero poi ad alti incarichi, come Sacchini, divenuto uno dei generali preferiti da Napoleone, con lui anche in Russia”.

Una traccia della presenza francese a Cremona si trova in piazza della Pace ed è la colonna che porta questo stesso nome: risale al 1802 e inizialmente era stata collocata in piazza Sant’Agata per volere di Napoleone dopo la pace di Luneville (1801) che sembrava mettere fine alla guerra fra Francia e Austria. Nell’epigrafe posta a sud, il monumento viene dedicato “Al primo Genio del secolo che fondava la repubblica Cisalpina e colla pace la consolidò gratitudine perpetua lode immortale”. Dopo varie vicissitudini venne posta nel 1880  dove si trova adesso. gb

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