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Smea, il 77% dei laureati 2020
ha già trovato lavoro

(foto Sessa)

Quasi il 77% dei laureati alla Magistrale Smea 2020, terminata pochi mesi fa, ha già un posto di lavoro rispondente agli studi compiuti. Una quota che supera il 90% se consideriamo i laureati 2019. Queste stesse percentuali diventano pari rispettivamente al 95% e al 100% se guardiamo ai diplomati al Master in agrifood business dell’Alta scuola dell’Università Cattolica di Cremona.

Questi numeri mostrano “meglio di molte parole il legame diretto che esiste tra gli studi, rigorosi, che gli studenti possono compiere alla Smea e il raggiungimento di una occupazione soddisfacente”, come sottolineano dall’Ateneo.

Da decenni Smea, l’Alta scuola in management ed economia agro-alimentare dell’Università Cattolica, “forma manager ed esperti che, partendo da Cremona, vanno a occupare posti di primo piano nelle principali realtà nei campi dell’industria alimentare, della grande distribuzione, dei centri di ricerca a livello italiano e internazionale”.

“Dal punto di vista formativo Smea offre una laurea magistrale in Agricultural and food economics e un Master di secondo livello in Agri-food business – spiega il professor Daniele Rama, direttore dell’Alta scuola di Cremona. Ma a qualificare Smea è il metodo di lavoro full time e multitasking, l’approccio internazionale e il sistema di stage e placement che ogni anno permette di trovare, in pochi mesi e spesso in termini di settimane, un’occupazione soddisfacente a una percentuale elevatissima di studenti (ben oltre il 90%). Grazie a questi risultati, da molti anni Smea ottiene l’accreditamento Asfor (Associazione italiana per la formazione manageriale) e il patrocinio di Federalimentare”.

Perché oltre che formazione accademica, Smea è “investimento sulle persone per portare gli studenti a una forma mentis che prepara ad affrontare i futuri impegni professionali ed è in sintonia col mondo delle imprese”.  È il cosiddetto “metodo Smea” che insegna a “operare in team, proponendo spesso lavori di gruppo con scadenze non derogabili”. I ritmi sono molto intensi, e frequentemente si lavora in multitasking, ovvero con più lavori e obiettivi attivi contemporaneamente. Si fa largo uso della lingua inglese – fondamentale per i rapporti professionali internazionali che spesso avrà chi esce dalla Smea – ed è garantita “una spiccata multidisciplinarietà nei corsi che caratterizzano Master e Laurea magistrale”.

Da sempre alla Smea “si vive un proficuo e stretto rapporto tra attività accademica e mondo delle imprese”.

Oltre alla disseminazione dei risultati del lavoro di ricerca in campo economico e manageriale che, nel caso della Smea, spesso trova “applicazioni pratiche” nell’industria e nella grande distribuzione, il rapporto può mostrare un carattere più articolato. Perché “i continui contatti, nel pieno rispetto dell’autonomia e dei ruoli di ciascuno, permettono alle aziende di trarre profitto da laureati sempre più preparati alla realtà economica reale ma anche di lanciare input che l’università può raccogliere per tarare ancor meglio la propria offerta formativa”.

Ciò in particolare avviene con lo storico master (è attivo dal 1984) che proprio recentemente ha assunto un nuovo nome: Master in agri-food business. “Il riferimento diretto al business – spiega il professor Stefano Boccaletti, direttore del master – è teso a sottolineare un ulteriore rafforzamento del legame tra la nostra offerta formativa e il mondo dell’impresa e del lavoro, e segnala la crescente importanza che vogliamo dare, anche in termini di crediti formativi, alle attività di insegnamento che coinvolgono direttamente il mondo delle imprese: seminari, business game, stage. Senza ovviamente nulla togliere alle classiche lezioni in aula, che mantengono un ruolo centrale”.

Si tratta di una fase formativa di alcuni mesi, nella quale gli iscritti al Master vivono pienamente una realtà d’impresa. Nel corso di questo tirocinio presso le aziende partner dell’Alta scuola della Cattolica, gli studenti sono impegnati concretamente in varie funzioni centrali della vita aziendale: dal controllo di qualità alla sicurezza alimentare, sino agli aspetti commerciali e all’export management. Da anni questo meccanismo offre vantaggi e opportunità sia allo studente che all’azienda, visto che la grandissima parte degli stage si conclude con l’assunzione del neodiplomato.

“Con lo stage – spiega il professor Davide Mambriani, responsabile Rapporti con le imprese e Stage e Placement della Smea – lo studente trascorre un periodo formativo all’interno di una delle aziende partner dell’Alta scuola, impegnandosi direttamente in funzioni operative con l’appoggio di tutor aziendali. Raggiunto l’obiettivo del diploma di master, è la nostra funzione placement a facilitare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Un’attività che molto spesso vede il neodiplomato assunto dalla stessa azienda in cui ha effettuato lo stage: segno eloquente di come dal rapporto tra Master Smea e imprese nascano reciproche opportunità”.

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