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Economia del territorio: recupera
industria, male artigianato

Nel primo trimestre 2021 la produzione manifatturiera cremonese e lombarda recupera ancora per le imprese industriali, anche se a velocità ridotta, ma svolta in negativo per le artigiane”: a dirlo è il commissario straordinario e presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio, commentando l’indagine della congiuntura economica relativa al primo trimestre 2021, sul nostro territorio, che ha interessato complessivamente 149 imprese cremonesi appartenenti a tutte le principali attività del comparto manifatturiero, suddivise in 64 imprese industriali e 85 artigiane ed è stata realizzata da Unioncamere Lombardia in collaborazione con l’Associazione Industriali, Confartigianato e Cna.

SETTORE MANIFATTURIERO – “L’indice della produzione segna in provincia un +0,9% rispetto allo scorso trimestre per l’industria, ma scende del -1,5% per l’artigianato. Nonostante i consistenti rimbalzi tendenziali della produzione (+10,8% per l’industria e +4,4% per l’artigianato), la ripresa è insufficiente per tornare ai livelli produttivi pre-crisi. Per raggiungerli, l’industria a livello provinciale deve ancora recuperare 5,9 punti percentuali rispetto alla media del 2019 e l’artigianato ben 12,4 punti percentuali.

Gli imprenditori mostrano ottimismo con aspettative migliorate per la produzione, la domanda interna ed estera e l’occupazione. Rimane quindi evidente la necessità di interventi in grado di far ripartire l’economia e l’occupazione. L’auspicio è che una efficace ed efficiente implementazione delle misure previste nel Piano di ripresa e resilienza possa aiutare la ripresa del nostro sistema produttivo”

In sintesi, l’indagine del primo trimestre 2021 rileva una situazione del comparto industriale provinciale che cresce leggermente rispetto al periodo ottobre-dicembre 2020, ed in misura assai più consistente sull’analogo trimestre dell’anno scorso che era già segnato dagli effetti del lockdown; fatica però ancora a tornare sui livelli medi del 2019.

Nei confronti con il dato complessivo lombardo, l’industria cremonese mostra una crescita produttiva più consistente, sia su base trimestrale che annua, ma, ciò nonostante, resta più lontana di quella regionale dai livelli precedenti alla pandemia.

I dati sull’industria manifatturiera cremonese del trimestre iniziale del 2021, a livello congiunturale, indicano un complessivo proseguimento del recupero, ma ad un tasso significativamente inferiore a quello rilevato nei tre mesi precedenti. Per la produzione si registra infatti un +1% rispetto al +5% rilevato nell’ultimo trimestre del 2020, mentre il fatturato resta praticamente sugli stessi livelli (+0,1%). Il decremento del 4,5% riguardo agli ordini dall’estero è probabilmente solo un “rimbalzo contabile” del precedente +9%.

Continua, nonostante i consistenti provvedimenti di sostegno messi in campo a livello governativo, la perdita di addetti (-0,2%), sesta variazione negativa consecutiva.

Rimane stabile il ricorso alla gestione ordinaria della Cassa Integrazione Guadagni, che ha interessato il 15,6% delle imprese, la stessa percentuale della precedente rilevazione, così come vengono confermate allo 0,5% del monte ore complessivo le ore utilizzate, ancora una volta il dato di gran lunga più basso in Lombardia, dove la media si attesta sul 2,7%. Sul versante dei prezzi pesano le dinamiche del tutto straordinarie evidenziate a livello internazionale sulle materie prime che provocano una consistente ripresa inflattiva. Con dati del tutto allineati a quelli lombardi, si stima infatti una crescita trimestrale dell’8,4% dei prezzi delle materie prime, e tale incremento viene solo in parte assorbito dal sistema imprenditoriale, visto che, a valle, si riflette nel +4,8% relativamente ai prodotti finiti.

Il confronto congiunturale con la Lombardia e l’Italia evidenzia una sostanziale uniformità di andamento con la Regione riguardo alla produzione destagionalizzata che decelera ma prosegue il recupero, mentre nel complesso dell’Italia, per la quale manca ancora il dato del mese di marzo, la seconda ondata della pandemia ha provocato una sostanziale stagnazione dell’attività produttiva che ne ha bloccato il livello a quello raggiunto sei mesi prima.

PRODUZIONE INDUSTRIALEIl quadro provinciale tendenziale della produzione industriale, che risulta dal confronto con il primo trimestre 2020 già pesantemente compromesso dalla pandemia, è ovviamente dominato da variazioni ampiamente positive. La produzione cresce di quasi undici punti percentuali, il fatturato e gli ordini interni di otto, e quelli esteri, che avevano risentito assai meno degli altri indicatori degli effetti negativi della crisi sanitaria, del 2,7%. Nel complesso della Lombardia l’effetto rimbalzo è parimenti evidente, con la produzione che registra un +8,7%, e fatturato e ordinativi che si attestano su variazioni superiori al 10%.

Dal punto di vista strutturale, le imprese che dichiarano una produzione accresciuta rispetto a quella di dodici mesi prima costituiscono la maggioranza assoluta, quasi il 60%; più di una su quattro si trova però ancora in crisi.

Le variazioni degli indicatori provinciali nei confronti della loro media rilevata nell’anno 2019, cioè di un periodo non ancora segnato dagli effetti della pandemia, attestano quanto pesante sia stato il danno subito dal comparto industriale cremonese e, parallelamente, anche quanto manca ancora per colmare il gap accumulato nell’ultimo anno.

Nonostante i recuperi, la produzione provinciale si trova ancora lontana di quasi sei punti percentuali (-5,9%) rispetto al livello medio 2019, ed il fatturato addirittura di oltre nove (-9,2%). Segnali positivi dagli ordinativi: gli ordini interni, i quali già nella seconda parte del 2019 erano scesi decisamente, che raggiungono attualmente un livello pari a quello dello stesso periodo di due anni prima e ampiamente superiore (+11%) a quello medio dell’anno 2019. Anche la domanda estera è ritornata sugli stessi livelli medi del 2019 (+0,6%)

Relativamente alle variazioni congiunturali, per le province lombarde vengono rilevate in grande maggioranza variazioni di entità contenuta, anche se di segno diverso, e solo tre presentano valori assoluti superiori al punto percentuale: in positivo, Como e Lecco, rispettivamente al +6,6% ed al +4%, ed in negativo, Monza Brianza (-1,5%).

Per l’artigianato produttivo, il quadro rilevato nel periodo iniziale del 2021 si conferma in maggiore difficoltà rispetto all’industria. Su base trimestrale infatti, al lieve incremento occupazionale (+0,7%) si accompagnano però variazioni negative per tutti gli altri indicatori: la produzione è stimata in calo dell’1,5%, il fatturato dell’1,2%, e del 2,6% gli ordinativi.

Anche il riferimento temporale annuo, pur con la prevalenza di segni positivi, è tuttavia caratterizzato da recuperi di entità inferiore a quelli rilevati nell’industria: la crescita è comunque allineata sui quattro punti percentuali sia per la produzione, che per il fatturato che per il livello degli ordinativi.

Se si estende il confronto alla media del 2019, il gap che rimane ancora da colmare per tornare ai livelli pre-Covid appare più evidente di quello rilevato per il comparto industriale. Per la produzione, la perdita cumulata nell’ultimo anno supera i dodici punti percentuali (-12,4%), per il fatturato si attesta al -7,3% ed il livello degli ordini ricevuti è sceso del 13,2%. Anche riguardo all’andamento dell’occupazione, il numero di addetti presenta un calo significativo, stimabile nel -2,7%.

Il quadro strutturale vede una distribuzione delle imprese artigiane in base ai risultati produttivi ottenuti negli ultimi dodici mesi in evidente miglioramento. Nonostante ciò, la quota delle imprese che dichiarano ancora una produzione inferiore a quella del primo trimestre 2020 è al 40%.

Le aspettative per il prossimo trimestre degli imprenditori industriali sono complessivamente in leggero miglioramento rispetto a quelle espresse tre mesi fa: dopo tutto il 2020 nell’area negativa, tornano a essere in maggioranza gli ottimisti sia riguardo agli ordini attesi che all’andamento della produzione. Le attese della maggioranza assoluta degli imprenditori industriali, con punte oltre l’80% per quanto riguarda l’occupazione, sono comunque improntate alla stabilità per tutti i principali indicatori.

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