Cronaca
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Per gelosia, denuncia il suo ex
per stalking. Lui viene assolto

L’avvocato Gigliotti

Assolto dall’accusa di stalking nei confronti della ex compagna. Così ha deciso il giudice che ha ritenuto non colpevole l’imputato, difeso dall’avvocato Marilena Gigliotti, al termine di un processo complicato. Quella che in un primo tempo era stata ritenuta la vittima, avrebbe accusato l’ex convivente di stalking solo per gelosia.

La donna, che con l’ex compagno ha un figlio di 12 anni, aveva denunciato di essere stata vittima, dal giugno del 2014 al 2020, di offese, minacce e pedinamenti.

La coppia, che si era conosciuta nel 2003, era andata a vivere insieme in un appartamento vicino a quello della mamma di lui. Era la nonna paterna, che a processo ha avuto un ruolo rilevante, che andava a prendere il nipote a scuola, e spesso il ragazzino rimaneva a pranzo da lei. “La nonna si è davvero sacrificata nell’interesse della famiglia e sua nuora l’aveva accolta come una figlia”, ha spiegato l’avvocato Gigliotti. Anche la coppia frequentava regolarmente la casa della nonna paterna.

Nel 2015 tra i due conviventi erano cominciati i primi dissapori. Discussioni, anche davanti al figlio, offese, fino a quando l’imputato aveva deciso di lasciare l’abitazione. “Era intestata a lui”, ha spiegato l’avvocato Gigliotti, “lui pagava l’affitto, si era stabilizzato momentaneamente dalla madre”. La compagna e il figlio, invece, si erano trasferiti dai genitori di lei che vivevano in campagna. Il ragazzino, però, continuava a frequentare la scuola a Cremona. Era la nonna paterna che poi lo andava a prendere e lui restava da lei a pranzo.

“Nel 2016 siamo venuti a sapere che nei confronti del mio cliente c’era una querela per stalking”, ha ricordato l’avvocato Gigliotti. “Ma da quando si erano lasciati, lei in più occasioni lo aveva minacciato che lo avrebbe fatto saltare per aria, gli diceva che aveva agganci nelle forze dell’ordine. Era gelosa perché lui frequentava un’altra donna”. Lei, intanto, aveva cominciato a uscire di sera con le amiche e su facebook postava foto nei locali o a casa delle amiche. A volte si portava anche il figlio.

“Papà, sono stanco, ieri sera ero fuori con la mamma, ma lei mi ha detto di non dirtelo”, aveva rivelato il ragazzino al padre che lo andava a prendere a scuola. Nella causa sull’affidamento del bimbo, il giudice aveva stabilito che il minore, per evitare che si stressasse troppo, avrebbe dovuto rimanere a Cremona.

“A processo”, ha raccontato l’avvocato difensore, “abbiamo dimostrato, anche attraverso le testimonianze, le contraddizioni della signora, le sue incongruenze rispetto alle dichiarazioni contenute nella querela. Quando le discussioni ci sono state, non investivano mai il piano personale, ma riguardavano la gestione del bambino. Abbiamo dimostrato che il mio assistito non la pedinava. Piuttosto, lui si presentava dove c’era il bambino. Non c’è stata alcuna persecuzione da parte del mio cliente, nè atteggiamenti morbosi”. E il giudice gli ha dato ragione.

Sara Pizzorni

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