Cronaca
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Massacrata di botte. In aula la
voce di chi non rimase a guardare

“Le urla, gli schiaffi, le botte, le offese, gli insulti e le minacce si sentivano ogni giorno provenire dall’appartamento di fronte. Ho chiamato i carabinieri e ho cercato di dare un aiuto alla signora, ma poi lei tornava sempre da lui”. Sono alcune frasi della testimonianza resa oggi davanti al giudice da una giovane, all’epoca dei fatti 17enne, su un caso di maltrattamenti e lesioni che vede imputato Gianluigi, nel 2020 convivente di Maria (nome di fantasia), la presunta vittima. All’uomo era stato imposto il divieto di avvicinarsi alla donna, ma la misura non è stata rispettata e per lui si sono aperte le porte del carcere. A processo è assistito dall’avvocato Raffaella Parisi.

Valeria, oggi 18enne, era una vicina di casa della coppia. Abitava proprio di fronte. “I litigi erano all’ordine del giorno”, ha raccontato. “Si sentiva quando avevano rapporti, quando litigavano e quando lui la picchiava. Lui urlava di rabbia, e lei di sofferenza, lui la chiudeva anche in casa con il lucchetto”. “In quel periodo soffrivo di ansia”, ha spiegato la ragazza, “ero stata vittima di bullismo e ho avuto episodi di autolesionismo, quindi ero particolarmente fragile e mi dispiaceva molto per la mia vicina. Ho chiamato le forze dell’ordine, sono arrivare più di una volta, ho chiamato anche la cognata di Maria, dicendole di venire subito perchè lui la stava massacrando, ho provato a dare un mio piccolo contributo, a volte queste cose fanno la differenza”.

Valeria era anche stata minacciata dall’imputato perchè aveva chiamato i carabinieri. “A me e a mia mamma ci ha detto che ce l’avrebbe fatta pagare”, ha raccontato la testimone. “Ho visto sul corpo della mia vicina lividi, in particolare sulle gambe e sulla schiena. Lei era venuta da me per chiedermi aiuto, ma alla fine, nonostante le promesse che avrebbe sporto denuncia, tornava sempre da lui. Quando ha lasciato la casa, mi ha scritto una lettera per ringraziarmi dell’aiuto che le avevo dato”.

I litigi tra la coppia, che faceva uso di sostanze stupefacenti, erano all’ordine del giorno, come ha raccontato Valeria e un’altra vicina di casa. Il 12 luglio del 2020 Maria era stata soccorsa dai medici del 118 e trasportata in ospedale con una frattura nasale. Prognosi di 25 giorni. Nonostante il divieto di avvicinamento alla compagna, lui era tornato alla carica.

“Maria era stata presa a calci e pugni, era piena di lividi in volto ed era anche stata picchiata dietro la schiena”, ha raccontato la cognata, che quella sera, dopo la chiamata di Valeria, era accorsa nell’appartamento. “Lui era  molto geloso, e per questo la malmenava. Quando usciva, la chiudeva in casa”.

La sentenza per l’imputato è prevista per il 28 giugno.

Sara Pizzorni

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