Cronaca
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Intitolata a Pasolini la sede del
centro per l'Educazione agli adulti

Sarà intitolata a Pier Paolo Pasolini la sede cremonese del CPIA, Centro provinciale per l’istruzione degli adulti, che ha sede in una parte della scuola media Vida in via san Lorenzo. Lo ha deciso la Giunta comunale, recependo la richiesta della dirigente Annamaria Fiorentini. Motivazione: “Scegliendo di intitolare la scuola al letterato italiano del ‘900 più studiato all’estero e che ha abitato durante l’adolescenza vicino proprio al CPIA, frequentando le scuole cittadine, si vuole compiere una scelta umanista e internazionalista che valorizza la scuola e la nostra città”.

Pasolini visse a Cremona tra 1933 e 1935, quando il padre fu trasferito a Cremona e frequentò per quel breve periodo il liceo classico Manin. Aveva abitato in via Platina e questi sono i ricordi di quei giorni in “Operetta marina”, da Romàns: “Si usciva di casa, all’angolo di via 11 Febbraio, e, lasciate a destra le strade, così crudamente cremonesi, che percorrevamo ogni giorno per andare al Ginnasio, ci si spingeva lungo i biancastri, sonori selciati in direzione del Teatro Ponchielli, dove la città si faceva più vuota, e quasi sconosciuta. Così giungevamo alla impolverata piazza, dimessa come quelle delle fiere paesane, dove cominciava il viale del Po; le ultime chiazze di neve tra le rotaie del tram che solitario si dirigeva sotto le file nude dei castagni verso il capolinea del fiume, sopravvivevano rigide allo splendore che le distruggeva, ai biancori che laccavano il sereno.

Quasi con sgomento, il viale terminava contro la breve salita che portava al ponte; le file dei castagni si interrompevano, sul capolinea abbandonato, e da una parte e dall’altra si distendevano, le cespugliose, disordinate campagne, limitate contro il cielo dagli argini invernali”.

Purtroppo dei lavori scolastici di Pasolini al Liceo Manin, per una serie di problemi, non è rimasta traccia: sono finiti al macero diversi anni fa, quando la scuola decise di liberare i suoi archivi più datati. Come ricorda oggi il regista Beppe Arena, che su Pasolini fece uno spettacolo qualche anno fa insieme ad Oliviero Beha, “era il periodo in cui Aem regalava una bicicletta a chi portava un certo quantitativo di carta da riciclare. E così l’inizio dello spettacolo vedeva entrare in scena Oliviero con una bicicletta. L’allora sindaco Corada, anche sulla base di questa sollecitazione, fece apporre una targa alla casa di via Platina dove visse Pasolini. L’intitolazione di una scuola oggi va bene, ma la levatura di un intellettuale come Pasolini, seppure si possano non condividere le sue posizioni, avrebbe meritato anche l’intitolazione di una via”.

“Cremona era la prima città che vedevo” avrà occasione di scrivere il poeta “e mi sembrò una metropoli”. Al liceo Manin solo bei voti e un nove in italiano. I compagni di classe dell’epoca lo ricordando piccolo, magrissimo, zelante. Suo compagno di banco fu l’ingegnere Orsetto De Carolis che lo ricordava così: “Facevamo a gara per poterlo superare. Ricordo la mia rabbia perché mi ritenevo bravo in italiano e alla fine spuntai solo un otto, lui mi batté con un nove pieno”. “Ero il suo compagno di banco ma non mi dava grande confidenza”, ricorda ancora. “Probabilmente per la sua timidezza, parlava poco. E non gli dovevo neppure essere molto simpatico. Forse perché quando facevamo la lotta, perdeva sempre. Così mi rifacevo di quel voto in meno in italiano scritto”.

Compagno di giochi fu il professor Giuseppe Pontiroli, poi diventato ispettore della Soprintendenza Archeologica della Lombardia.

Come si legge nella delibera di Giunta, Pasolini “attento osservatore dei cambiamenti della società italiana dal secondo dopoguerra sino alla metà degli anni Settanta, era innanzitutto un educatore. Per tutta la vita ha incentrato le sue energie all’insegnamento con una passione che non si è mai spenta fino alla sua tragica morte. Prima come effettivo insegnante di scuola, poi nella sua opera come narratore, poeta e regista è ricordato dai suoi studenti come un uomo paziente e interessato sempre ai pensieri e ai bisogni dei suoi alunni e nelle sue opere ha mostrato sempre attenzione verso gli ultimi della società”.

Giuliana Biagi

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