Cronaca
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Morfina dopo l'incidente, drug
test alle stelle. Assolto al processo

Era finito a processo con l’accusa di essersi messo alla guida in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti. Nel sangue aveva valori alti, ma perchè in ospedale gli era stata somministrata morfina in seguito ad un gravissimo incidente stradale in cui era rimasto coinvolto. L’imputato, 67 anni, indiano residente a Sospiro, oggi è stato assolto dall’accusa con formula piena.

L’avvocato Curatti

L’incidente era accaduto il 14 luglio del 2016 a Cingia dè Botti. Il 67enne, a bordo della sua Opel Corsa, aveva improvvisamente perso il controllo del mezzo che era finito contro un palo e poi contro la vetrina di un negozio. Gravissimo il conducente, che era stato trasportato in ospedale in codice rosso. “Il mio cliente è diabetico e iperteso”, ha spiegato il suo legale, l’avvocato Luca Curatti, “e probabilmente quel giorno aveva avuto un malore”.

Alle 14,44 al paziente, ricoverato in ospedale, era stata somministrata della morfina contro il dolore, mentre poco dopo, esattamente alle 15, era arrivata la richiesta da parte dei carabinieri di effettuare accertamenti per alcolemia e stupefacenti. Alle 15,30 l’esame aveva dato esito positivo. Ma l’imputato non era alterato da alcol o stupefacenti assunti prima di mettersi alla guida. Eppure, nonostante la documentazione medica riportasse l’avvenuta somministrazione di morfina per lenire i dolori, il 67enne era stato comunque denunciato per guida in stato di alterazione psico-fisica dovuta all’uso di stupefacenti e ha dovuto subire un processo.

“Il mio cliente non ha mai fatto uso di stupefacenti, tantomeno prima di mettersi alla guida”, ha spiegato l’avvocato Curatti. “La quantità di morfina rilevata dall’esame tossicologico era dovuta alla terapia antidolorifica, e non ad una previa assunzione da parte dell’imputato”.

Vagliata la documentazione medica, il giudice ha subito accolto le ragioni della difesa. Anche il pm, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto l’assoluzione.

Sara Pizzorni

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