Cronaca
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Class action dei medici non vax
Si entra nel merito dopo l'estate

AGGIORNAMENTO – Sono state discusse oggi da remoto nei Tribunali amministrativi regionali di Milano e Brescia le udienze sui ricorsi presentati da cinquecento medici lombardi, una cinquantina dei quali cremonesi, contro l’obbligo di vaccinarsi contro il Covid-19. La maggior parte è rappresentata dall’avvocato Daniele Granara, del foro di Genova, professore ligure di diritto costituzionale.

Da quanto si è appreso, non essendoci una sospensiva nei confronti dei ricorrenti, oggi non si è entrati nel merito. Lo si farà dopo l’estate con la fissazione di una nuova udienza.

“Il Tar per la Lombardia”, scrive il legale, “ha disposto su istanza dei ricorrenti la fissazione dell’udienza di merito, auspicabilmente entro fine anno, con possibilità per i ricorrenti richiedere la sospensione cautelare, ove dovessero intervenire ulteriori provvedimenti dell’Asl. Sono certo che in sede di decisione saranno valutate con attenzione le buone ragioni dei ricorsi, confidando in un esito positivo degli stessi, a salvaguardia del principio di autodeterminazione dei diritti inviolabili dei sanitari e nello stesso interesse pubblico dell’Asl ad una corretta gestione delle strutture sanitarie ed alla tutela del diritto alla salute delle persone”.

Nei ricorsi, medici, farmacisti e personale ospedaliero esprimono forti dubbi nei confronti dei vaccini. Il primo ricorso è firmato da 300 camici bianchi di Brescia, Cremona, Bergamo e Mantova. Il secondo, invece, da altri 200 medici che si sono rivolti al tribunale di Milano.

“Non si tratta di una battaglia no vax”, ha fatto sapere l’avvocato Granara, “ma una battaglia democratica. In questo caso si vuole obbligare una persona a correre un rischio, perchè se non lo fa gli viene impedito di poter svolgere il suo lavoro”. Il ricorso contro l’obbligo vaccinale è stato presentato contro Ats Val Padana, Ast Bergamo, Ast Brescia e Ats Montagna.

“L’Italia”, si legge, “è l’unico paese dell’Ue a prevedere l’obbligatorietà per determinate categorie di soggetti della vaccinazione per la prevenzione di Sars-CoV-2. L’atto, presentato il 22 giugno scorso, si fonda sulla illegittimità costituzionale, sotto plurimi profili, di diritto interno e diritto europeo, di un obbligo riferito ad un vaccino di cui non è garantita né la sicurezza né l’efficacia, essendo la comunità scientifica unanime nel ritenere insufficiente, sia dal punto di vista oggettivo sia dal punto di vista temporale, la sperimentazione eseguita. Pertanto, si rivendica la libertà di scelta della cura e la libertà della ricerca scientifica sancite dalla Costituzione, diritti inviolabili e parte integrante del patrimonio costituzionale comune dei paesi dell’Ue.

“Noi impugniamo un obbligo che non può essere tale”, ha spiegato l’avvocato Granara, “perché un trattamento sanitario obbligatorio è possibile solo se ha i requisiti di efficacia e sicurezza. E il vaccino non ha né l’uno né l’altro. E’ un antidoto che non viene considerato sicuro né efficace. Noi chiediamo il rispetto per la cura, per la sensibilità di ciascuno e per la libertà di scelta. E’ bene che si sappia che nonostante ci sia questo pensiero unico, anche mediatico, c’è gente che dissente e che ha il diritto di farlo. L’Italia è l’unico Paese che ha un obbligo vaccinale che non esiste in altri Paesi europei”.

Sara Pizzorni

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