Cronaca
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Non si ferma il consumo di suolo:
"spariti" altri 56,5 ettari a Cremona

I dati annuali pubblicati dall'Ispra evidenziano un peggioramento della situazione su tutto il territorio nazionale e in Lombardia in particolare

Nonostante la pandemia, nel 2020 non si è fermato il consumo di suolo in Italia, in Lombardia e anche a Cremona. Lo certificano i dati dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) presentati oggi (mercoledì 14 luglio)  nel consueto rapporto annuale. Lo scorso anno, infatti, il cemento ha ricoperto in tutta la penisola altri 60 chilometri quadrati, con una copertura del suolo nazionale pari al 7,11% del totale. Per ogni cittadino italiano, precisa Ispra, sono presenti 360 mq di cemento, contro i 160 degli anni Cinquanta del secolo scorso.

L’incremento maggiore lo scorso anno ha interessato proprio la Lombardia, che è tornata al primo posto tra le regioni con 765 ettari in più in 12 mesi, seguita da Veneto (+682 ettari), Puglia (+493), Piemonte (+439) e Lazio (+431). Pesano, in modo particolare, le installazioni di impianti fotovoltaici al suolo e la realizzazione di nuove aree logistiche: questo settore ha infatti causato in sette anni il consumo di 700 ettari di suolo agricolo in Italia.

Per quanto riguarda la provincia di Cremona, alla fine del 2020 risultava consumato il 10,5% del suolo provinciale, pari a 18.513 ettari, con un aumento di 56,5 ettari rispetto all’anno precedente. Considerando i singoli comuni, il maggiore incremento del consumo di terreno nel 2020 si è avuto a Cremona (14,41 ettari liberi utilizzati), Piadena Drizzona (7,21 ettari), Robecco d’Oglio (6,06), Cingia de’ Botti (3,22) e Offanengo (3,13). Più virtuosi Casalmaggiore (1,26 ettari su cui si è costruito) e Crema (0,57). g.lo.

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