Economia
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Metalmeccanici, il 23 luglio
proclamate 2 ore di sciopero

"La mobilitazione - spiegano Fim Cisl Asse del Po, Fiom Cgil Cremona e Uilm Uil Cremona - non è solo per bloccare i licenziamenti, ma anche per affrontare una seria riforma degli ammortizzatori sociali, difendere l'occupazione e trovare soluzioni condivise e positive alle tante crisi aziendali aperte"

(foto di repertorio)

Fim Cisl Asse del Po, Fiom Cgil Cremona e Uilm Uil Cremona a livello territoriale hanno indetto due ore di sciopero nella giornata del 23 luglio da effettuarsi, nelle ultime due ore del turno, in tutte le realtà produttive del settore metalmeccanico perché “il lavoro non si tocca”. A livello nazionale, infatti, Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato due ore di sciopero da effettuarsi a partire dal 19 luglio fino a fine mese contro lo sblocco dei licenziamenti e contro le procedure avviate da diverse aziende.

“Dopo lo sblocco dei licenziamenti – spiegano le sigle metalmeccaniche provinciali – voluto dal governo Draghi e dalla Confindustria nei giorni scorsi alcune aziende e multinazionali hanno avviato le procedure per il licenziamento di centinaia e centinaia di lavoratori”.

Si tratta, per i sindacati, “di decisioni inaccettabili, che colpiscono l’insieme del mondo del lavoro, che vanno contrastate con fermezza da tutti i metalmeccanici per difendere l’occupazione, il reddito dei lavoratori, impedire la riduzione della capacità industriale del paese, evitare che altre aziende seguano questi negativi esempi e rivendicare allo stesso tempo investimenti e politiche industriali in tutto il territorio nazionale”.

Le ingenti risorse pubbliche messe a disposizione dalla comunità europea sul PNRR vanno utilizzate “per innovare il sistema produttivo del paese, realizzare la transizione ecologica e digitale, dare soluzioni alle tante crisi aperte, creare nuova e stabile occupazione”.

Per fare questo, per accompagnare questo processo, occorre “riformare gli ammortizzatori sociali, renderli universali, ma anche vincolare le ingenti risorse pubbliche destinate alle imprese a precisi vincoli sociali a partire dalla difesa dell’occupazione, al superamento della precarietà lavorativa, alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro”.

“La ripresa produttiva in atto nell’industria metalmeccanica – aggiungono – deve tradursi in politiche industriali capaci di risolvere le crisi e di cavalcare le novità all’orizzonte per essere dotati di strumenti adeguati alla competizione”.

Per le sigle sindacali occorre dunque “mobilitarsi e chiedere al Governo di intervenire presso la Confindustria per bloccare i licenziamenti, rispettare l’avviso comune sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali sottoscritto con Cgil Cisl e Uil, dare soluzioni alle crisi aperte, aprire con il sindacato tavoli di confronto nei principali settori industriali a partire dall’automotive, dalla siderurgia, dall’elettrodomestico”.

 

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