Cronaca
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Referendum giustizia, il sindaco
di Stagno aderisce. Ecco perchè

Il sindaco di Stagno Lombardo Roberto Mariani ha firmato al banchetto del Partito Radicale tutti e sei i referendum sulla giustizia. Il primo cittadino lo ha detto nel corso di un’intervista rilasciata a Radio Radicale, spiegandone i motivi:

“Credo che rappresentino una svolta importante per dare una risposta al Parlamento che non è riuscito a fare niente negli ultimi 30 anni su questi temi. In particolare, anche come rappresentante delle istituzioni, credo debba sempre prevalere un garantismo di fondo nei confronti delle persone che vengono giudicate dalla magistratura. Le situazioni che si sono verificate nei confronti dei sindaci in questi ultimi periodi su questioni di responsabilità attribuite al nostro ruolo sono veramente fuori di ogni logica. Un sindaco si trova oggi fra l’incudine e il martello. Condivido l’affermazione: ‘se non si fa si omette e se si fa si compie un abuso’. Dal Comune più grande a quello più piccolo le responsabilità del sindaco sono le stesse. Questo comporta un’importante esposizione nei confronti dei cittadini per eventuali errori, che errori spesso non sono, sugli atti che andiamo ad adottare. Penso che sia emblematico quello che è successo alla sindaca di Crema che è stata indagata in quanto un bimbo, in un asilo nido, si è schiacciato un dito nella porta di una stanza. Questo è la dimostrazione che qualche cosa assolutamente non funziona. Senza preconcetti, perché oramai non è più una questione di appartenenza politica, bisogna metterci rimedio.”

“Anche negli altri quesiti referendari – ha concluso il sindaco Mariani – ci sono questioni importanti, per esempio il carcere preventivo e i relativi limiti. La detenzione in carcere prima della sentenza di condanna costituisce un abuso che equipara la persona indagata a una sentenza preventiva di condanna che è per me inaccettabile in un Stato garantista. Importante è anche il quesito relativo alle modalità di elezione al CSM per mettere un limite alle correnti interne alla magistratura”.

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