Cronaca
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Una mamma: sport importante come
la scuola, perchè imporre il green pass?

Foto: www.basketballminds.it

Non se la sente di far vaccinare i figli, di 13 e 17 anni, e in particolare il più piccolo per un quadro allergico non ancora ben definito, e al tempo stesso non ritiene giusto che debbano rinunciare alla pratica sportiva che fa parte della loro vita fin da piccoli. A raccontare il suo punto di vista sulla norma che impone il green pass anche per la frequenza alle attività sportive, è Antonella, mamma che lavora in ambiente sanitario e che per questo si è regolarmente vaccinata.

“E’ un argomento che ci sta guastando l’estate”, ci spiega. “I miei figli hanno sempre fatto sport, è una tradizione di famiglia, visto che il padre ha sempre praticato il basket e c’è un attaccamento viscerale all’attività fisica vista non come un optional, ma come qualcosa di equiparabile all’attività scolastica. Per questo vedo una grande contraddizione nel prevedere il ritorno dell’educazione fisica a scuola, in palestra, dove di solito si aggregano due classi, e imporre invece il green pass per tutte le altre pratiche sportive al chiuso. Nel basket, praticato da mio figlio, si allenano in una palestra ben più grande di una scolastica e sono al massimo in 12. Ripeto, lo sport allena il fisico e la mente, è importantissimo in questa fascia d’età, aiuta a crescere anche socialmente e non ritengo giusto che per praticarlo serva il green pass quando per altre attività non è richiesto”.

“Credo che si potesse  avere un’attenzione diversa per gli adolescenti che obiettivamente hanno un rischio basso, non tanto nel contagiarsi, quanto nel contrarre la malattia. E’ vero, l’alternativa sarebbe fare il tampone due volte alla settimana, ma il costo diventa improponibile se moltiplicato per tutto l’anno e per due figli. Fino a giugno poi le società erano state autorizzate a fare lavorare i ragazzi in palestra con tampone ogni 15 giorni, perchè non si può continuare così?”.

La domanda è d’obbligo: visto che la famiglia non rientra tra quelle ‘no vax’, e lo sport è ritenuto una parte fondamentale della vita dei ragazzi, perchè non vaccinarli, dal momento che il 65% dei loro coetanei hanno già aderito alla campagna? “Io sono preoccupata soprattutto per il figlio più piccolo, non abbiamo un quadro chiaro sul suo rischio di allergie e sinceramente non ho ricevuto risposte risolutive da parte di medici e pediatri. Li posso capire: in sanità è  lecito porsi delle domande. Teniamo conto che quello che rischiano nel contrarre il virus nella loro fascia età è veramente prossimo allo zero ….”

L’alternativa quindi, se non cambiano le regole, sarà quella di rinunciare allo sport? “La più grande non la prenderà bene, ma va in quinta superiore, è già proiettata verso l’università;  per quello più piccolo che inizierà il liceo scientifico sportivo  sarà un problema, vedremo se fare solo a lui il doppio tampone. Ma quello che vorrei sottolineare è che fare sport non è un vizio, significa non stare in mezzo alla strada o stare sempre col telefono in mano ed è un percorso di crescita”.

“Il mio è un grido accorato, questi ragazzi li abbiamo già sacrificati per due anni con la dad; tutto questo lascia me e mio marito molto perplessi e amareggiati e vorremmo che a livello normativo le decisioni possano essere riviste”. gb

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