Cronaca
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Pubblico impiego, Comune e Provincia
ripensano lo smart working

L’uscita dalla fase emergenziale del Covid19 porterà con sé il ritorno in ufficio anche per molti dipendenti pubblici che da un anno e mezzo stanno lavorando a distanza. Le dichiarazioni degli ultimi giorni del ministro Brunetta vanno verso il graduale ritorno dei dipendenti pubblici in presenza.

Una novità di cui il parlamento deve ancora discutere, in sede di emendamento al decreto legge di agosto che ha introdotto il Green pass, ma di cui anche negli enti locali cremonesi si sta cominciando a parlare. In Amministrazione provinciale ad esempio, che attualmente impiega 200 persone circa contro le poco meno 700 di prima della riforma Del Rio. Il vicepresidente Giovanni Gagliardi sta per avviare una consultazione con l’ufficio del personale per avere il conteggio esatto di quante persone potranno continuare a svolgere il lavoro a distanza senza intaccare la funzionalità dei servizi.

“Bisogna capire – ci spiega –  quanti dipendenti avevano già avviato o stavano per avviare progetti di smart working poi bloccati dall’emergenza Covid che ha fatto stare tutti a casa, e quanti erano già esclusi dal lavoro a distanza in quanto svolgevano attività per cui la presenza era necessaria, penso agli stradini o ai lavoratori dei centri per l’impiego.

E poi bisognerà fare i conti un problema non da poco: capire cioè “se i progetti finanziati con i soldi dell’UE richiedono la presenza di una pluralità di persone che quindi non potranno stare ciascuno a casa propria”. In altri termini: sarà possibile fare un lavoro di progettazione pagato dall’Ue con persone che non sono in presenza ma si vedono per via telematica? E’ questa solo una delle questioni che rischiano di fare impantanare lo smart working nelle amministrazioni locali oberate come tutto il pubblico impiego da una burocrazia spesso farraginosa.

In Comune l’assessore al personale Maura Ruggeri si augura che le parole di Brunetta non facciano fare un passo indietro ai progetti di smart working che erano stati avviati fin dal 2018 e si sono poi interrotti a causa del Covid: “L’invito al ritorno al lavoro in presenza del Ministro Brunetta – afferma Ruggeri –  lo intendo come definitivo superamento della fase del cosiddetto smart working emergenziale che ha comunque consentito di far fronte all’esigenza di non interrompere alcuni servizi durante la fase più dura della pandemia. Questo tuttavia non può comportare l’azzeramento dello smart working come opportunità d’innovazione del lavoro, che integra e non sostituisce il lavoro in presenza, ma consente di renderlo più flessibile e aumentarne la produttività.

“E’ questa – conclude Ruggeri –  la logica che come amministrazione ben prima della pandemia ci ha portato ad entrare in un programma nazionale di sperimentazione di progetti di smart working che abbiamo ripreso dopo il ritorno in presenza secondo precisi protocolli a cui intendiamo dare continuità”.

E’ stato sbagliato in quest’ultimo anno e mezzo parlare di smart working in Comune, perchè in realtà si è trattato di telelavoro”, precisa poi Giorgio Salami, della rappresentanza sindacale unitaria nell’ente cittadino. Le caratteristiche dello smart working sono ben precise: deve essere fatto su base volontaria, è svincolato dalla presenza in un determinato luogo fisico, e non implica la reperibilità negli orari di ufficio. Si applica pertanto sulla base di un progetto ben preciso e ‘misurabile’ e di un obiettivo da raggiungere. L’emergenza Covid ha imposto di fatto un telelavoro obbligatorio, peraltro con un aggravio di costi per il dipendente, dalle utenze domestiche, ai richiami in presenza per lo svolgimento di ‘attività indifferibili’ senza però che fosse garantito il buono pasto, per fare due esempi. A novembre ci sono stati circa 600 rientri obbligati in poche settimane lo scorso novembre.” La speranza è che adesso la sperimentazione dello smart working riparta davvero. g.biagi

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