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Fusione Lgh/A2A, minoranza:
"Danno, accertare responsabilità"

La sede di A2A

Continuano gli attacchi sull’operazione Lgh-A2A da parte della minoranza. E’ il gruppo di Forza Italia in consiglio comunale, insieme a Viva Cremona, a tornare sulla vicenda, evidenziando come “Nonostante tutti i chiari segnali pervenuti prima dall’Autorità Nazionale Anticorruzione sulla vendita del 51% di LGH ad A2A, poi dal Tar Lombardia sull’aumento di capitale operata da A2A in AeB Seregno e da ultimo anche dal Consiglio di Stato sulla medesima operazione”, il Cda di Aem abbia “approvato l’operazione di fusione per incorporazione di LGH in A2A”.

“La difesa di questa operazione fatta dai capigruppo di maggioranza e, in queste ore anche dal Presidente dell’AEM S.p.A. Siboni, si basa su presupposti che sono stati già clamorosamente smentiti dall’ANAC e dalle sentenze (TAR Lombardia e Consiglio di Stato) riguardanti l’analoga vicenda di Seregno” continuano i consiglieri Carlo Malvezzi, Federico Fasani, Saverio Simi e Maria Vittoria Ceraso, in una nota.

“L’approvazione da parte del C.d.A. di AEM spa dell’operazione non costituisce un mero “passaggio formale” ma, al contrario, è carica di conseguenze amministrative e patrimoniali rilevantissime, a cui corrispondono precise responsabilità. In assenza delle deliberazioni assunte dal C.d.A. nella giornata di ieri il Presidente non potrebbe mettere in atto tutte le procedure inerenti la fusione per incorporazione di LGH in A2A. E’ possibile che di fronte alle rilevanti problematiche giuridiche che stanno sempre più emergendo su queste operazioni, il Presidente dell’AEM di Cremona interpreti il suo ruolo come mero esecutore, o passacarte, delle volontà politiche maturate nella sede del PD?”

Per cercare di svicolare dal gigantesco problema legale e giuridico che appare sempre più chiaro nella sua complessità, il Presidente Siboni dice che a Seregno “c’è stato un aumento di capitale, qui (LGH-A2A) una vendita di azioni ad un prezzo che è stato giudicato congruo da un consulente esterno; là viene contestata l’infungibilità dell’operazione, mentre da noi è stata pienamente riconosciuta”.

Il primo luogo si deve evidenziare che le contestazioni mosse dall’ANAC e dalle sentenze di TAR Lombardia e Consiglio di Stato, non riguardano la differente modalità di ingresso di un socio privato (A2A) all’interno di una società pubblica a capitale pubblico (aumento di capitale, acquisto delle azioni, fusioni per incorporazione), ma il fatto che tale ingresso sia avvenuto tramite trattativa diretta, in palese violazione delle norme nazionali che impongono l’espletamento di una gara pubblica per la scelta del miglior offerente. La congruità del prezzo di una proprietà pubblica non può essere stabilita solo da un consulente di propria fiducia, ma deve essere dimostrata attraverso una sana e trasparente competizione tra potenziali partner, selezione che LGH ha volutamente evitato. Ci domandiamo perché un’amministrazione pubblica per vendere un garage di sua proprietà debba verificare l’interesse di soggetti terzi mediante una procedura pubblica (se non lo fa rischia sanzioni), mentre il patrimonio milionario dei cittadini costruito in oltre un secolo di storia, può essere tranquillamente venduto mediante una trattativa diretta.

Anche il presunto riconoscimento dell’infungibilità dell’operazione (requisito che avrebbe consentito di evitare la gara pubblica), tanto improvvidamente sbandierato sui media dagli esponenti della maggioranza e dallo stesso Siboni, viene sonoramente smentito sia dall’ANAC per quanto riguarda l’operazione Cremona, sia dal Consiglio di Stato riguardo alla sovrapponibile operazione di Seregno.

Perché i cittadini siano correttamente informati, riportiamo testualmente un estratto del parere ANAC del 2018 relativo alla vendita del 51% di LGH ad A2A: “In base alle risultanze istruttorie, le analisi compiute sulla società A2A da parte della società LGH non appaiono includere valutazioni sull’infungibilità dell’operatore economico secondo i principi espressi dalla normativa sui contratti pubblici come elaborati dalla giurisprudenza e negli orientamenti dell’ANAC, bensì esclusivamente valutazioni sulla convenienza economica e strategica dell’operazione societaria, senza fornire riscontro di una verifica istruttoria da cui emerga l’unicità dell’operatore economico sui mercati interessati.

Si aggiunga che la circostanza addotta dalle parti in ordine alla verificata congruità del corrispettivo offerto da A2A e in ordine alla valutata convenienza dell’operazione, in ogni caso, potrebbe non integrare la massima valorizzazione economica delle azioni che avrebbe potuto ottenersi con una procedura ad evidenza pubblica funzionale alla cessione delle stesse sul mercato.
Conclusivamente sul punto si ritengono non sussistenti nel caso di specie ipotesi eccezionali che possano giustificare l’individuazione diretta di A2A ai fini dell’acquisizione del 51% del capitale sociale di LGH”.

Il medesimo concetto viene confermato anche dalle recente Sentenza del Consiglio di Stato sul sovrapponibile caso di Seregno laddove recita testualmente che “l’assunto della pretesa infungibilità dell’operazione (che, proprio in quanto eccezione alla regola dell’evidenza pubblica, avrebbe dovuto, a tutto concedere, essere valutata con particolare rigore ed all’esito di una puntuale indagine di mercato, idonea a dimostrare che l’unica possibilità di sviluppo e di incremento di competitività per la A.E.B. S.p.A. fosse l’integrazione industriale con la A2A S.p.A., in ragione delle peculiari caratteristiche di questa, non replicabili sul mercato di riferimento)”.

Questi due dispositivi smascherano definitivamente le infondate narrazioni della maggioranza e provano che i dubbi sulla legittimità dell’operazione da noi evidenziati lungo tutto il percorso, sono diventate certezze granitiche.
Infine è giusto ricordare che negli scorsi mesi abbiamo ripetutamente sollecitato la maggioranza ad assumere un atteggiamento di maggior prudenza. Più precisamente, dopo la pubblicazione della Sentenza del TAR sul caso Seregno, avevamo chiesto di sospendere il proseguimento dell’operazione che avrebbe portato alla fusione di LGH in A2A, in attesa del pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato. Successivamente abbiamo anche proposto che il Comune di Cremona richiedesse un ulteriore parere all’ANAC alla luce degli orientamenti giurisprudenziali che si andavano consolidando. Entrambe le proposte sono state respinte dalla maggioranza in Consiglio Comunale con la consueta arroganza e superficialità. Ciò rende ancora più chiare le responsabilità patrimoniali di chi ha concepito, perseguito e approvato questa operazione ai diversi livelli e nei differenti organismi. Ci attendiamo ora che chi ha istituzionalmente le competenze per accertare queste palesi responsabilità lo faccia senza ulteriori indugi, a tutela dei cremonesi e degli enti coinvolti.
Non ci stancheremo mai di chiedere, in ogni sede, il rispetto delle leggi da parte di chi ha l’onore e l’onere di amministrare, pro-tempore, la nostra città.
Cremona 16 Settembre 2021

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