Cronaca
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Riforma sanità lombarda: resta l'Ats
Cr-Mn, arrivano le case di comunità

Il sopralluogo nell'ex Inam di via Trento e Trieste dello scorso settembre

Cosa porterà nel concreto la  modifica della legge sulla Sanità approvata il 30 novembre dal Consiglio regionale? Di certo non cambierà l’assetto territoriale delle Ats e le province di Cremona e Mantova rimarranno unite sotto la sigla di del’Ats Valpadana. Se per tutta l’area orientale della provincia, da Cremona a Casalmaggiore, la cosa non stride più di tanto, diversa è la situazione di Crema, che gravita sul milanese e sul lodigiano. Tant’è che tra le proposte (non accolte) del Pd c’era quella di valutare una nuova configurazione delle Ats sulla base della contiguità territoriale, più che dell’appartenenza ad una proincia. Ad esempio, scriveva lo scorso agosto il consigliere Matteo Piloni, si potrebbe “provare a buttare la palla più in là, ad esempio ipotizzando ATS in funzione della prossimità territoriale anche oltre i confini provinciali. Faccio un esempio: è risaputo che tra gli ospedali di Crema e Lodi c’è una forte interazione. Per motivi di vicinanza, ovviamente, ma non solo. È così difficile immaginare un Ats unica tra questi territori a cui attribuire le funzioni di programmazione e prevenzione?”

CASE E OSPEDALI DI COMUNITA’ Con la revisione della legge inoltre, si avvicina la possibilità di ridare vita al contenitore dell’ex Inam di viale  Trento e Trieste come struttura territoriale. Saranno due le Case di Comunità afferenti l’Asst di Cremona: una appunto in viale Trento Trieste e l’altra al Polo Robbiani di Soresina, che sarà un ibrido tra casa di comunità e ospedale di comunità. Anche il complesso di via S. Sebastiano avrà un ruolo in questa riorganizzazione, diventando sede di un ospedale di comunità.

Nel Cremasco, il Santa Marta di Rivolta d’Adda ospiterà sia la Casa sia l’Ospedale di comunità.

In cosa sta la differenza? Nelle Case della Comunità opereranno team multidisciplinari e costituiranno il punto unico di accesso alle prestazioni sanitarie e saranno il punto di riferimento per i malati cronici. La gestione può essere affidata ai medici di medicina generale in associazione. Le Centrali Operative Territoriali (una per ogni distretto) avranno la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari e si avvarranno di tutte le attività di telemedicina e medicina digitale: televisita, teleconsulto, telemonitoraggio.

L’Ospedale di Comunità sarà la struttura sanitaria della rete territoriale che si occuperà di ricoveri brevi e di pazienti con necessità di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica. Di norma dotato di venti posti letto (fino ad un massimo di 40), avrà una gestione prevalentemente infermieristica.

Ogni Asst avrà al proprio interno dei distretti, sulla base di uno ogni 100 mila abitanti (20mila nelle aree montane e nelle aree a scarsa densità abitativa). Loro compito sarà “valutare il bisogno locale, fare programmazione e realizzare l’integrazione dei professionisti sanitari (medici di medicina generale, pediatri, specialisti ambulatoriali, infermieri e assistenti sociali)”. Nel distretto che, recita la legge, sarà “una sede fisica facilmente riconoscibile e accessibile dai cittadini”, troveranno posto le strutture territoriali previste dal PNRR: gli Ospedali di Comunità, le Case della Comunità, la cui gestione può essere affidata ai medici di medicina generale anche riuniti in cooperativa, le Centrali Operative Territoriali.

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