Cronaca
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Fratelli d'Italia: Ex Inam casa
di comunità? Non prima del 2026

Il futuro della sanità lombarda passa anche attraverso gli ospedali e le case di comunità, ma cosa siano esattamente, come funzionino e la tempistica della loro realizzazione sono ancora in larga parte incognite. Dei dubbi di tanti amministratori si fa portavoce Fratelli d’Italia, attraverso il segretario provinciale Stefano Foggetti.

“Una casa di comunità ogni 50 mila abitanti, un ospedale di comunità ogni 150.000, ma cosa sono? come saranno organizzate? quante ce ne saranno nel nostro territorio? Quali servizi erogheranno effettivamente ai nostri cittadini? Quali specialisti troveremo e come faremo ad accedervi?

“Di case di comunità ed Ospedali di Comunità se ne parla ormai da diversi mesi nei tavoli strategici regionali ed aziendali, ma ancora oggi abbiamo poche notizie certe circa la loro attuazione, e quando l’oggetto delle riforme riguarda il bene più prezioso che abbiamo, la salute, doverose sono le risposte e le certezze che vanno offerte.
“Regione Lombardia sta virtuosamente attuando in questi mesi grandi cambiamenti organizzativi che mirano a potenziare i sistemi sociosanitari territoriali, alla luce soprattutto dei grandi problemi emersi con la fase pandemica che tutti noi abbiamo attraversato. Per quanto riguarda i requisiti relativi alle Case Di Comunità e agli Ospedali di Comunità ad oggi l’unico documento ufficiale che sta guidando le ASST nella costituzione di questi servizi è quello elaborato nel mese di ottobre 2021 da AGENAS che dettaglia le attività obbligatorie e quelle facoltative che le relative case di comunità HUB o SPOKE dovranno contenere. Ci si chiede dunque da ottobre quali siano stati i passi al fine di rendere attuative queste indicazioni, visto che molti altri territori hanno inaugurato le prime CDC a fine dicembre del 2021.
“Per il nostro territorio il taglio del primo nastro della prima casa di comunità è previsto a breve presso il polo sanitario nuovo Robbiani a Soresina, una struttura gestita da una cooperativa privata mantovana con la quale la ASST di Cremona ha avviato ormai da tempo una sperimentazione pubblico-privato. All’interno degli ambulatori accreditati della ASST verranno erogate attività di geriatria, cure palliative, salute mentale, psicologia altre a quelle già avviate come la neuropsichiatria infantile, un punto prelievi e le attività consultoriali. Rimangono scoperte ad oggi le principali specialistiche relative alle principali patologie cronico degenerative come la cardiologia, pneumologia, diabetologia, la diagnostica, garantite nel polo sanitario robbiani da specialisti privati. Una partenza insomma che pare non soddisfare a pieno i bisogni di salute che dovrebbero trovare risposte nel virtuoso modello Regionale.
“Per Cremona città invece sarà prevista una CDC HUB presso gli edifici di proprietà della ASST di Via San Sebastiano, ad oggi ancora co-abitati da servizi gestiti da ATS Valpadana, condizione che sta drammaticamente rallentando la fase di avvio dei lavori strutturali. Purtroppo l’ormai consueto silenzio dei direttori (DG ASST Cremona e DG ATS Valpadana) in relazione a come vorranno organizzare i servizi ed in quali tempi, ovviamente fa poco sperare in una rapida attivazione”.

Fratelli d’Italia si concentra poi sulla situazione dell’Inam di via Trento e Trieste, inutilizzata da anni.
“Ancor più lontana sarà la realizzazione della CDC presso l’ex INAM; dopo la fase di demolizione dell’attuale struttura e la ricostruzione ex novo utilizzando appropriatamente i fondi destinati dal PNRR lo start è previsto non prima del 2026 (nonostante proclami e sopralluoghi dei mesi passati).
Diventa quindi necessario per il nostro territorio avviare quanto prima i lavori per rendere operativo nel minor tempo possibile lo stabile di San Sebastiano, nell’ottica sempre che valga di più tutelare la salute che le poltrone. Nessuna dichiarazione da parte della nostra ASST invece su dove e quando aprire gli ospedali di comunità che dovrebbero ospitare pazienti a bassa criticità clinica ma con elevate necessità assistenziali; strutture mai come oggi essenziali per decomprimere gli ospedali da ricoveri impropri e garantire un percorso di assistenza prima del rientro al domicilio”.

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