Cultura
Commenta

Il cremonese Maglia e altri liutai
in Argentina nel libro di Saraví

Pablo Saraví ha da poco presentato il suo nuovo libro, “Luthería italiana en la Argentina” (Liuteria italiana in Argentina, nda), al Museo de Arte Hispanoamericano Isaac Fernandez Blanco. Da un suo primo lavoro, è nata anche la collaborazione con Sol Capasso che ha poi diretto il documentario “Lungo Mare”, sullo stesso tema.

Saraví, violinista argentino, è stato allievo di Alberto Lysy e Yehudi Menuhin in Europa ed è Violino di Spalla dell’Orchestra Filarmonica di Buenos Aires. Ha fondato il Quartetto Petrus, con il quale ha ricevuto numerosi premi. E’ inoltre un esperto ricercatore di storia della liuteria italiana e ha pubblicato quattro libri su questo argomento.

Pablo Saraví

Come nasce l’idea di questo nuovo libro?

Questo libro in realtà nasce circa 20 anni fa. Avevo scritto una prima opera (“Liuteria italiana in Argentina”, edito da Eric Blot e uscito nel 2002, nda) sui liutai italiani che si sono trasferiti in Argentina tra il 1870 e il 1970: un titolo andato esaurito in pochi anni. Nel 2016 sono stato a Cremona per una conferenza su questi liutai e ho potuto suonare uno strumento fantastico della collezione del Museo del Violino, lo Stradivari “Vesuvio”. In quell’occasione molte persone mi hanno chiesto del libro, ma, come detto, non avevo più copie. Lì ho cominicato a pensare che fosse il caso di farne uno nuovo, più completo. Così è nato questo nuovo volume che ha dettagli in più e in cui ho pensato di includere anche liutai europei e non solo italiani. In totale ci sono 64 biografie, di cui 47 di liutai italiani e circa una decina lombardi. Ho pensato che fosse un contributo per far conoscere le vite degli artigiani emigrati in Argentina e per la liuteria italiana anche una parte forse un po’ persa della propria storia. Il libro, al momento, è scritto in spagnolo e inglese.

Tra questi emigranti, anche un cremonese: Stelio Maglia.

Ho avuto anche modo di conoscerlo. E’ nato nel 1925, era originario di Cingia de’ Botti e ha studiato alla Scuola Internazionale di Liuteria di Cremona tra il 1942 e il 1947: poi nel 1952 si è trasferito in Argentina. Ha lavorato molti anni a Buenos Aires, divenendo anche il liutaio ufficiale anche del Teatro Colón, uno dei più importanti del Sud America. Ha prodotto anche molti strumenti ad arco e anche qualche chitarra. E’ poi scomparso nel 1993 in Argentina.

Il liutaio Stelio Maglia

C’è quindi un legame molto forte tra Cremona e l’Argentina nel segno della liuteria?

Nel libro c’è anche un capitolo dedicato ad una collezione strumenti italiani del periodo d’oro dei liutai, 18 strumenti classici della grande Collezione Fernández Blanco: ci sono Guarneri Del Gesù, Lorenzo Storioni e Andrea Guarneri. Questi strumenti, indicativamente tra il 1910 e il 1930, sono stati i modelli per i liutai arrivati in Argentina. L’ultimo capitolo è dedicato all’eredità che l’artigianato italiano ha lasciato ai liutai contemporanei argentini. Molti si sono trasferiti in Italia e a Cremona in particolare e in città ne conosco sette che ci vivono attualmente e che sono miei amici. Si tratta di un’eredità molto particolare: quasi tutti hanno studiato prima qui in Argentina, dove hanno visto i modelli italiani, e poi si sono trasferiti per studiare la grande tradizione della stessa Cremona.

Un violino Stelio Maglia del 1977

Come è nata la collaborazione con Sol Capasso?

Sol è una persona che mi ha aperto certe porte a Cremona, anche perché nel 2016, quando ho tenuto la conferenza al Museo del Violino, era presidente dell’Associazione Latinoamericana di Cremona. Dopo la conferenza, parlando con lei, è nata anche l’idea di realizzare un film documentario. Dopo la presentazione a Buenos Aires pensiamo di farne una sia per il libro che per il film a Cremona, magari a Mondo Musica.

Il Cuarteto Petrus

Mauro Taino

© Riproduzione riservata
Commenti