Cronaca
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Aborto clandestino nel giro di
prostituzione: da vittima a imputata

Il sogno di trasferirsi dalla Romania per lavorare come barista si è trasformato in un incubo, per la 22enne romena Adriana, finita in un giro di violenze e di prostituzione sia all’estero che in provincia di Cremona. Qui, rimasta incinta del suo carnefice, avrebbe assunto le compresse del farmaco Cytotec per interrompere la gravidanza, passando da vittima ad imputata nel processo che la vede accusata di morte o lesioni come conseguenza di un altro reato.

Il fatto risale al 23 giugno nel 2016, quando Adriana era al secondo trimestre di gravidanza. La donna aveva partorito prematuramente un bimbo, morto sette ore dopo la nascita. Il medico che l’aveva sottoposta ad una visita specialistica aveva dichiarato agli inquirenti che l’assunzione del farmaco aveva indotto il travaglio abortivo e il conseguente parto di un feto morto subito dopo la nascita. La donna non aveva voluto fornire indicazioni su come avesse reperito il farmaco. Una pratica di aborto illegale molto diffusa negli ambienti della prostituzione, così come lo stesso farmaco, distribuito sul mercato nero. La romena era già stata ricoverata per 4 parti spontanei e per altre due interruzioni di gravidanza.

Il 30 settembre di quello stesso anno Adriana aveva sporto querela per sfruttamento della prostituzione. La donna era stata collocata in un comunità protetta che però aveva abbandonato, tornando in Romania.

E’ proprio in Romania che Adriana aveva conosciuto l’uomo che l’aveva costretta a prostituirsi. Lo aveva conosciuto su facebook con il nome di Florin. Lui le aveva raccontato di avere un bar in Spagna, proponendole di andare a vivere con lui a Madrid e a lavorare nel suo bar. Lei ci aveva creduto, e invece si era ritrovata insieme ad altre ragazze, tutte avviate alla prostituzione sia in strada che in casa. “Potevo uscire solo accompagnata”, aveva raccontato la ragazza, che nella denuncia aveva fatto nomi e cognomi dei suoi aguzzini. “Tutti i soldi che guadagnavo li prendevano con la forza e mi picchiavano”. Adriana aveva sopportato per un mese, poi era riuscita a fuggire, presentandosi in una caserma di Madrid dove aveva denunciato tutto. Era stata quindi rimpatriata in Romania e l’incubo sembrava finito.

Invece la ragazza, sempre su facebook, era stata irretita una seconda volta da un certo Vialis, con cui aveva instaurato un’amicizia virtuale. Poi lui l’aveva invitata in Italia dicendole che l’avrebbe sposata. E invece Adriana, una volta arrivata in provincia di Cremona, era entrata in un altro giro di prostituzione, picchiata e violentata da Vialis, che in realtà si chiama Stefanel, il suo carnefice, del quale era anche rimasta incinta.

Era stato lui, secondo il racconto di Adriana, a procurare il farmaco che sarebbe servito per farla abortire. Altre prostitute che erano con lei le avevano detto di averlo preso a loro volta. Adriana, quel bambino lo avrebbe tenuto, ma era stata minacciata di morte e costretta a sottostare al volere dei suoi sfruttatori.

Una volta assunte le pasticche, però, si era sentita male, e così era stata portata in auto alla stazione e scaricata. Rimasta sola, aveva chiamato il 118. “Prima di lasciarmi mi dissero di non dire assolutamente di aver preso le compresse”, aveva fatto mettere a verbale la romena.

Stefanel, già processato, è stato assolto perché non è stata raggiunta la prova che lui avesse indotto la giovane ad abortire. Ora a processo c’è Adriana. Oggi  è stata sentita la testimonianza della ginecologa che l’aveva visitata, mentre l’ostetrica verrà a testimoniare nel corso della prossima udienza, fissata al 30 maggio. L’imputata, che nel frattempo è tornata in Romania, è difesa dall’avvocato Alberto Zucchetti.

Sara Pizzorni

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