Cronaca
Commenta

"Forse cattiva promotrice finanziaria,
non truffatrice". Sansevrino assolta

Un conto, a dirla come la difesa, è forse il fatto di essere stata una cattiva promotrice finanziaria, un altro è aver commesso un reato di truffa. Si è chiuso oggi con sentenza di assoluzione il processo nei confronti di Luigia Luisa Sansevrino, 64enne cremonese, promotrice finanziaria accusata di truffa a due coppie di clienti. Per il giudice, “il fatto non sussiste”. Non è stata raggiunta la prova che l’imputata abbia messo in atto artifizi e raggiri, mancava l’elemento psicologico preponderante per concretizzare il reato di truffa. Per la Sansevrino, il pm aveva chiesto una pena di un anno e mezzo di reclusione. La coppia rappresentata dagli avvocati Irene Maggi e Paolo Mirri aveva chiesto un risarcimento di 160.000 euro, di cui 100.000 come provvisionale, mentre i clienti assistiti dall’avvocato Paolo Zilioli, 50.000 euro di provvisionale. Per la difesa, che ha sottolineato le carenze istruttorie del procedimento (ad inizio del processo era stata dichiarata la nullità del capo di imputazione perchè troppo generico ed era stato ritrasmesso in procura per essere modificato), non è stato provato il danno. E il giudice ha accolto le obiezioni.

“In lei c’era estrema fiducia”, aveva detto il aula Ernesto, 79 anni, uno dei clienti, poca dimestichezza in questioni bancarie, titolo di studio di licenza elementare, nessun computer a casa, nessuna conoscenza informatica. Tutti i suoi risparmi e quelli della moglie erano gestiti dall’imputata. “L’avevo conosciuta nel 1999 quando lavorava per Area Banca”, aveva raccontato Ernesto. “Mi ha chiesto di lasciarle gestire il mio patrimonio”. Anni fa lui le aveva affidato due assegni da 100 milioni di vecchie lire ciascuno. “Siamo andati avanti per qualche anno, ogni due-tre mesi ci vedevamo in banca”, aveva spiegato il testimone. “Poi lei ha iniziato a trasferirsi in altre società di investimento e io mia moglie l’abbiamo seguita. Le avevo affidato altri assegni e anche la somma di 50.000 euro in contanti”.

Secondo la procura, la Sansevrino, dal 28 dicembre del 2012 al 2 febbraio 2017, “approfittando del rapporto di fiducia”, si sarebbe fatta consegnare le credenziali “per porre in essere operazioni home banking estranee alla volontà” dei due clienti, “in particolare effettuando operazioni di addebito sul loro conto corrente acceso presso la Banca Popolare di Novara per l’importo complessivo di 18.000 euro” in favore di un altro suo cliente, facendo credere alla coppia “l’andamento positivo degli investimenti finanziari, redigendo ingannevoli fogli riassuntivi periodici che consegnava loro e dai quali risultava un patrimonio investito di 450.914 euro a fronte dell’effettivo patrimonio di 41.709,21 euro”.

Nei confronti della seconda coppia di clienti, la Sansevrino, dal 22 settembre 2014 al 15 dicembre dello stesso anno, avrebbe approfittato del “rapporto di conoscenza” con questi ultimi, madre e figlio, “per carpirne la fiducia”, garantendo anche a loro “l’andamento positivo degli investimenti finanziari, e facendo loro credere, mediante l’utilizzo di ingannevoli fogli riassuntivi periodici, di essere in possesso di non meglio precisati certificati emessi dal Banco Popolare per rispettivi 113.000 e 25.000 euro, in realtà inesistenti”.

In questo modo, secondo l’accusa, la promotrice si sarebbe garantita il profitto dei due assegni, dell’importo rispettivamente di 7.000 e 3.000 euro “tratti sul conto corrente del Banco di Brescia e sul conto corrente della Banca Fideuram”, provocando anche a questi due clienti “un danno patrimoniale di rilevante gravità”.

Nel procedimento, il giudice aveva acquisito le relazioni di tre psichiatri chiamati in causa dalla difesa.  Secondo quando emerso dalle loro relazioni, la Sansevrino avrebbe sofferto di episodi di ansia, turbamenti e attacchi di panico. Secondo gli esperti, l’imputata, della quale non si è mai comunque messa in discussione la capacità di intendere e di volere, tanto che è rimasta iscritta all’albo fino al 2017, non avrebbe saputo gestire le pressioni derivate dalla sua professione.

La motivazione della sentenza di assoluzione sarà depositata entro 60 giorni.

Sara Pizzorni

© Riproduzione riservata
Commenti