Cronaca
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Omicidio stradale: 3 anni per ex
funzionario della Motorizzazione

Per l'imputato, tre anni di sospensione della
patente e risarcimento per i familiari del deceduto

FOTO SESSA

Per omicidio stradale, pena di tre anni a Giuseppe Gaboardi, 73 anni, cremonese, ex funzionario tecnico della Motorizzazione di Cremona con compiti di revisione e collaudi di autoveicoli e di esami per il rilascio delle patenti. Il giudice lo ha condannato ad un anno in più di quanto aveva chiesto il pm onorario Silvia Manfredi.

Il 22 luglio del 2019, sulla provinciale 48, in territorio di Acquanegra cremonese, sulla strada che collega Sesto a Grumello, nella frazione di Fengo, l’imputato era rimasto coinvolto in un incidente mortale nel quale aveva perso la vita il ciclista Michele Boiocchi, 46 anni, di Acquanegra.

Gaboardi, che avrà tre anni di patente sospesa, dovrà anche risarcire i danni alla moglie e alla figlia 14enne della vittima, entrambe parti civili attraverso gli avvocati Gabriele Fornasari e Jolanda Tasca: per la moglie una provvisionale di 202.800 euro, mentre per la figlia 250.800 euro, “al netto degli acconti già ricevuti dall’assicurazione”. Il resto da liquidarsi in un separato giudizio civile.

Erano le 16,45 del pomeriggio. Era una bella giornata e la visibilità era ottima. Su quella strada c’erano solo la Fiat Panda di Gaboardi e la bici di Boiocchi. Entrambi viaggiavano nella stessa direzione. Improvvisamente c’era stato l’impatto. Molto violento, tanto che Boiocchi era stato sbalzato dalla bici, andando a sbattere contro il parabrezza dell’auto per poi cadere al suolo. Per lui non c’era stato nulla da fare.

Per il pm, l’automobilista aveva visto il ciclista, tanto che aveva suonato il clacson. “Toccava a lui fare tutto il necessario per evitare il pericolo.

Per la parte civile, l’imputato guidava troppo a ridosso della bicicletta senza aver tenuto la corretta distanza, viaggiava ad una velocità troppo alta rispetto ad una strada stretta come quella teatro dell’incidente, e in più a ridosso di un’intersezione, e nella fase di sorpasso aveva invaso la linea continua. “Una condotta gravissima, quella dell’imputato”, secondo l’avvocato Tasca, “se si considera che aveva anche delle competenze specifiche”. Un’ora dopo l’incidente, Gaboardi era stato sottoposto all’etilometro. Il test aveva indicato un primo valore di 0,7 e un successivo di 0,6. Il limite previsto dalla legge è pari a 0,5 g/litro. L’automobilista era stato quindi sanzionato per guida in stato di ebbrezza.

Nel giugno dell’anno scorso in aula, Gaboardi, difeso dall’avvocato Gian Pietro Gennari e dalla collega Anna Elisabetta Parolari, aveva raccontato di aver pranzato e successivamente di essersi messo alla guida della Panda della moglie con l’intenzione di recarsi a Castelleone per farla lavare. “Non c’era traffico”, aveva spiegato. “Viaggiavo ad una velocità di 65/70 chilometri all’ora. Davanti a me c’era solo un ciclista che ogni tanto si discostava dal ciglio della strada. Ho visto che avevo spazio per superarlo, quindi mi sono spostato sulla sinistra, ho dato un colpo di clacson per avvertirlo della mia presenza, poi improvvisamente ho sentito un colpo al lato destro della macchina e ho visto il ciclista sbattere contro il parabrezza per poi finire sul ciglio della strada, verso un fosso laterale”.

Su quella strada c’era la linea continua, ma Gaboardi aveva sostenuto di aver effettuato la manovra restando all’interno della sua carreggiata. Su quel tratto, come aveva spiegato il sovrintendente della polizia stradale di Pizzighettone chiamato a testimoniare, non era indicato il limite di velocità. “Quando non è specificato”, aveva detto l’agente, “è di 90 chilometri orari”.

Per i difensori, la bicicletta “non aveva un andamento lineare. Poi si era raddrizzata e a quel punto Gaboardi aveva deciso di superarla. Aveva suonato il clacson, così come richiede il codice della strada, si era affiancato al ciclista non superando la linea continua e in quel momento aveva sentito un botto”. Al giudice, i due legali avevano chiesto di considerare il concorso di colpa non inferiore all’80%, in quanto “il ciclista ha avuto delle responsabilità”. Per i difensori, il ciclista ha violato le norme stradali, guidando la bici con una mano sola perchè con la sinistra portava un’anguria senza averla saldamente assicurata, e si era spostato a sinistra senza averlo segnalato.

Quando quel giorno la polizia stradale di Pizzighettone era arrivata sul posto, chiamata da due testimoni, entrambi muratori che stavano effettuando dei lavori in un’abitazione vicina alla strada, Boiocchi era già stato caricato sull’ambulanza. Per terra, gli agenti avevano trovato una ciabatta, un cappello e uno zainetto, e tracce ematiche della vittima miste con i resti dell’anguria. “Il frutto era di medie dimensioni”, aveva riferito il sovrintendente, “e nell’impatto è esploso”. Per i legali di parte civile, l’anguria si trovava sul portapacchi.

Sara Pizzorni

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