Cronaca
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Tavolo regionale dell'idrico in
agricoltura. Anbi ribadisce le priorità

“I 390 milioni di metri cubi di riserva idrica accumulata negli invasi alpini rappresentano l’unica possibilità concreta per salvare almeno il primo raccolto delle campagne lombarde, che resta la priorità inderogabile nella prima regione italiana per valore economico del settore: per questo è necessario proseguire con un’adeguata programmazione dei rilasci dagli invasi montani, come confermato positivamente oggi dall’assessore Massimo Sertori”. Questo è quanto ANBI Lombardia, l’associazione dei consorzi di bonifica e irrigazione, è tornata a chiedere per voce del presidente Alessandro Folli al Tavolo regionale per l’utilizzo in agricoltura della risorsa idrica convocato oggi dalla Regione Lombardia.

“Non possiamo vanificare – ha aggiunto Folli – lo sforzo straordinario sin qui messo in campo dai Consorzi di bonifica per rendere possibile l’irrigazione, frutto anche di severe e dolorose scelte di razionamento. Non è solo una necessità economica, ma ne va anche della sicurezza dell’approvvigionamento alimentare del nostro Paese”.

La sola produzione di base dell’agricoltura vale in Lombardia 10 miliardi di euro a cui va aggiunto il valore della trasformazione e dell’indotto. Un crollo nei raccolti avrebbe conseguenze inimmaginabili soprattutto sulla zootecnica regionale, basti pensare che oltre il 50 per cento del latte italiano arriva dalle stalle lombarde

L’attività dei consorzi di bonifica non si ferma all’emergenza. “Oggi più che mai – ha sottolineato il presidente di ANBI Lombardia – restiamo impegnati mettere in cantiere i nostri progetti. Recupero delle cave per la creazione di bacini di accumulo e laminazione, efficientamento consortile dei metodi irrigui, utilizzo delle acque depurate in piena sicurezza, sviluppo delle tecnologie: questi sono i principali filoni della nostra azione che troveranno a breve realizzazioni concrete”.

Come emerso con forza dall’assemblea nazionale di ANBI appena conclusa, serve un piano straordinario di interventi per fronteggiare la crisi climatica con risorse adeguate. Ma la capacità progettuale dei consorzi non può però essere frenata da lungaggini burocratiche e da una normativa ancora troppo farraginosa.

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