Ambiente
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Entro l'anno il via libera per impianto
biometano: un bosco per mitigare l'impatto

Ci sarà anche una vasta area di riqualificazione ambientale, estesa su una superficie di un ettaro, fruibile a tutti, attorno all’impianto di biometano che A2A realizzerà il prossimo anno (salvo imprevisti) in via Antichi Budri, adiacente all’area dove già esistono ex discarica di San Rocco, termovalorizzatore, centrale a biomasse legnose. Il progetto sarà una delle prime evidenze concrete verso la transizione energetica del  Piano Cremona 20/30 illustrate in mattinata al Crit – Polo tecnologico dall’amministratore delegato di Linea Green, società del gruppo A2A, Claudio Sanna, insieme alle aziende locali Aem e Padania Acque e all’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini.

Si tratta di un progetto di cui si parla da tempo e di cui finalmente è stata annunciata la tempistica e le caratteristiche tecniche: perfezionato l’acquisto del terreno la scorsa estate, la pratica autorizzatoria (eventuale esclusione della VIA) è attualmente al vaglio dell’amministrazione provinciale.

ALGHE E BIOMETANO E UPGRADING. Investimento previsto: circa 12,4 milioni €.  Si tratta di un impianto “green field” di produzione di biometano che verrà alimentato da reflui animali, biomasse vegetali, sottoprodotti agroalimentari. Produrrà un totale annualmente 4,2 milioni di metri cubi di biometano da immettere nella rete di distribuzione cittadina. L’impianto sarà in grado di  autoprodurre energia elettrica per alimentare i consumi ausiliari grazie a un impianto fotovoltaico installato su capannoni e copertura delle trincee, per circa 550.000 kWh/anno.

Una sezione specifica dell’impianto prevede la produzione di fertilizzanti, per circa 8.500 t/anno. Inoltre, la sinergia con gli impianti nelle immediate vicinanze porterà l’impianto a prelevare calore in eccesso prodotti dall’impianto a biomasse legnose e cedere una quota del digestato prodotto al futuro impianto di coltivazione alghe, quest’ultimo una novità assoluta per A2A, che nel 2021 ha effettuato uno studio di pre-fattibilità insieme a un pool di esperti costituito da Timac agro Italia, Politecnico, Polo delle microalghe/Istituto Spallanzani e Università Bicocca. Ora si tratta di verificare la tecnologia più adatta dal punto di vista tecnico ed economico per le varie fasi di questa produzione che rappresenta un esempio di circolarità: si tratta infatti di utilizzare il digestato proveniente dall’impianto di biometano per farvi crescere le alghe da cui successivamente produrre fertilizzanti e biostimolanti (sotto forma di biomassa microalgale), con contestuale assorbimento di Co2.

Costo previsto impianto microalghe: 5 milioni.

AMMODERNAMENTO TELERISCALDAMENTO – Prevede l’espansione dei sistemi telelettura e telecontrollo delle utenze con l’introduzione di nuovi sistemi di bilanciamento per incrementare l’efficienza generale e ridurre le dispersioni di calore. Prevista la manutenzione straordinaria della rete per monitorare lo stato dell’isolamento delle condotte. Inoltre è stato avviato un piano organico per la sostituzione degli organi di intercettazione e manovra per garantire maggior sicurezza nell’erogazione del servizio.

Previsto inoltre per il 2025  il collegamento con una nuova centrale cogenerativa collegata al depuratore, utilizzandone il calore. L’attuale centrale di cogenerazione che sostiene il teleriscaldamento sta infatti per concludere il ciclo di vita. Inoltre: realizzazione di un nuovo tratto di rete per il collegamento della futura centrale di recupero calore da reflui.

PADANIA ACQUE – Oltre ai progetti di A2A, Padania Acque ha presentato i propri: impianto di lavaggio sabbie; nuovo laboratorio analisi acqua, impianto di essiccamento fanghi.  Il progetto è stato pensato per essere realizzato presso il depuratore di Cremona, trattandone i fanghi. La potenzialità è pari a 5.000 tonnellate di rifiuto umido, che si riduce tramite trattamento termico a bassa temperatura a circa 1.500 tonnellate, togliendo l’acqua in eccesso. La componente umida passerà quindi da 75% circa attuale al 25% – 20%.

I fanghi provenienti da questo depuratore non sono conformi all’utilizzo in agricoltura per la presenza di arsenico tipico del nostro territorio e oggi hanno, quindi, un più alto costo di smaltimento. Il progetto esecutivo è già stato approvato e candidato a un finanziamento PNRR. Previsto un investimento di circa 3 milioni e 650mila euro. gbiagi

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