Cultura
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La lezione di Galimberti agli industriali:
"L'uomo ormai asservito alla tecnica"

Il filosofo ha portato un rilevante contributo di pensiero nel corso dell'assemblea dell'Associazione industriali di Cremona

Un contributo di grande rilievo e profondità è stato portato nel corso dell’annuale assemblea dell’Associazione industriali di Cremona dal filosofo Umberto Galimberti sul tema “L’uomo nell’età della tecnica”. Galimberti ha spiegato come, dopo la rivoluzione cartesiana e la successiva evoluzione del pensiero con Kant, Hegel e Marx, l’essenza dell’umanesimo è diventata la scienza, “perché con la scienza l’uomo è diventato padrone e signore del mondo”. Da quel momento, la tecnica è divenuta quindi protagonista assoluta della storia dell’umanità, definendo alcuni processi storici, come la caduta dell’Unione Sovietica: “Questo è avvenuto perché Mosca, a livello tecnico, era rimasta indietro rispetto agli Stati Uniti”.

La politica oggi, secondo Galimberti, non è più il luogo della decisione, “perché il potere decisionale è nelle mani dell’economia che, tuttavia, opera le sue scelte e i suoi investimenti guardando alle risorse e alle novità tecnologiche. La decisione quindi – e questa è la tesi del filosofo – spetta alla tecnica che non dischiude orizzonti di senso, ma semplicemente funziona e il suo funzionamento è diventato globale; efficienza, produttività, velocizzazione del tempo sono i valori della tecnica. La tecnica – ha proseguito – non tende al progresso dell’uomo, ma tende unicamente al suo autopotenziamento”. Galimberti ha spiegato come siamo arrivati ad un punto “in cui la nostra capacità di fare ha superato la capacità di prevedere le conseguenze di quel fare”.

L’etica e la politica, in questo quadro, soffrono oggi pesantemente. “Scienza e tecnica – ha proseguito – producono effetti imprevedibili, perché l’etica della scienza è conoscere tutto quanto si può conoscere a prescindere dalle conseguenze. Non c’è quindi etica – ha detto Galimberti – che possa regolare il comportamento della scienza e della tecnica, che è la forma più alta di razionalità mai raggiunta dall’uomo, con l’obiettivo di raggiungere il massimo degli obiettivi con il minimo dei mezzi”. Secondo il filosofo, “la tecnica non è più antropologica, perché riduce l’uomo a un mezzo, non più al fine; se questa mentalità diventa il pensiero di tutti, l’irrazionalità che è sogno, amore, intuizione, spiritualità sparisce e l’uomo diventa un burocrate razionale dal lunedì al venerdì e ha tempo forse nel weekend per dedicarsi alle altre dimensioni dell’esistenza”. Il rischio quindi è che l’uomo non sia più il soggetto della storia. Un grande pericolo per un futuro “de-umanizzato”. “L’uomo – ha concluso Galimberti – è interessante proprio per la parte irrazionale, perché anche l’intuizione ed il genio derivano dall’irrazionalità; l’uomo non può essere ridotto alla razionalità tecnica”.

Guido Lombardi

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