"Ti ammazzo e ti brucio": stalking
Condannato ex marito ludopatico
E’ finito a processo per stalking e sequestro di persona, ma il secondo reato, nella condanna, è stato assorbito nel primo. Davanti al gup, un muratore di 62 anni residente nel cremonese, processato con il rito abbreviato e condannato ad una pena di un anno e sei mesi. Lo scorso febbraio aveva minacciato l’ex moglie Maria in più occasioni, sia di persona che inviandole messaggi su whatsapp, dicendole che avrebbe fatto una brutta fine e che l’avrebbe ridotta su una sedia a rotelle. “Visto che ti piace ballare”, le aveva detto, “ti metto sulla sedia a rotelle, così non ballerai più”. Tra i due la relazione era finita perché lui aveva problemi di ludopatia.
La sera del 12 marzo di quest’anno si era nascosto nel bagagliaio della macchina dell’ex moglie che era appena uscita da una lezione di ballo. Appena si era messa alla guida, lui da dietro l’aveva afferrata per i capelli con violenza, urlandole: “Vai dove ti dico io, che ho la benzina e l’accendino e ti brucio. Tanto sono già rovinato, non ho più niente da perdere, ti ammazzo e ti brucio”. Poi si era accomodato al posto del passeggero con in mano un vasetto di vetro aperto pieno di benzina, mentre con l’altra mano aveva afferrato per la giacca la vittima, obbligandola a guidare fino ad una stradina di campagna, dove aveva continuato a minacciarla, agitando il vasetto, tanto che la benzina si era in parte rovesciata, finendo sui vestiti, sui capelli e sull’occhio destro della donna, causandole bruciore.

Poi lui l’aveva obbligata a consegnargli il telefono, controllando i messaggi e cancellandone alcuni minatori che in passato le aveva inviato. Maria, nel frattempo, approfittando di un momento di distrazione dell’imputato, era riuscita ad uscire dall’auto, urlando e chiedendo aiuto, ma lui l’aveva rincorsa, afferrandola nuovamente per i capelli e tirandola con forza, minacciandola di buttarla in un fosso. Infine, dopo essersi in parte calmato, l’aveva minacciata ancora. “Tanto so che domani vai dai carabinieri a denunciarmi. Vai, vai, che poi comunque ti ammazzo e se anche mi mettono in galera, quando esco ti vengo a cercare e ti ammazzo”. Lei a denunciarlo c’era andata subito, e lui è finito in carcere.
“La sua intenzione era solo quella di spaventarla”, hanno detto i legali della difesa, gli avvocati Anna Maria Petralito e Luca Genesi. “Sì tratta solo di due episodi”, ha sostenuto la difesa, “mentre lo stalking dovrebbe essere reiterato e comportante la modifica delle condizioni di vita. Invece la signora è andata a lavorare, frequentava le amiche e andava a ballare”.
Sara Pizzorni