60enne a processo per riciclaggio
Vittima un colonnello dell'Onu
182mila euro spariti in venti giorni
Un 60enne residente in provincia di Cremona è a processo con l’accusa di riciclaggio. Vittima, un colonnello di un battaglione Onu di stanza in Ghana, che nel febbraio del 2017 aveva ordinato ad una società cooperativa italiana una fornitura di mobili e di elettrodomestici. Il pagamento era stato effettuato, ma la fornitura non era mai arrivata. Il 60enne era l’ex amministratore delegato della società e titolare del conto corrente sul quale erano confluiti i 182.000 euro corrisposti dal colonnello delle Nazioni Unite. Soldi entrati ma subito usciti.
Oggi in aula sono stati sentiti due finanzieri che all’epoca dei fatti avevano svolto le indagini per ricostruire i movimenti che avevano portato il conto a svuotarsi: “65mila euro sono stati versati ad una società di arredi“, ha spiegato uno dei militari, “53mila euro per l’acquisto di un immobile all’asta giudiziaria del tribunale di Cremona, 10mila euro alla nuova amministratrice delegata a titolo di ‘compenso professionista’, 7.500 a titolo di acconto acquisto immobile, 16mila al figlio dell’imputato a titolo di ‘pagamento cessione quote’, e infine risultano tre prelievi per la somma di 11.500 euro“.
Il processo contro l’imputato ricalca altri due procedimenti “fotocopia” in cui sono stati accusati di riciclaggio anche il figlio del 60enne e la nuova amministratrice delegata della società cooperativa, lei già condannata.

“Il 21 febbraio del 2017 sono confluiti sull’Iban i 182mila euro del battaglione Onu“, ha ricordato l’altro inquirente chiamato a testimoniare. “Prima di quella data il conto era semivuoto, e si è svuotato nell’arco di una ventina di giorni, proprio a partire dal 21 febbraio, quando era partito l’ordine per gli arredi e l’offerta per l’asta giudiziaria. Gli ulteriori bonifici e i prelievi lo hanno poi prosciugato completamente entro il 15 marzo”.
L’imputato è assistito dagli avvocati Luca Curatti e Giuliana De Nicola, che hanno cercato di chiarire alcuni aspetti ancora poco chiari della vicenda: “Il fatto è che non si è indagato sull’origine di quei fondi“, ha commentato poi l’avvocato Curatti al termine dell’udienza. “Ci sarebbe una truffa legata ad una società estera che avrebbe intermediato tra il battaglione delle Nazioni Unite e la società cooperativa, e da qui sono emerse alcuni complicanze negli accertamenti. Le spese effettuate, però, sono coerenti con l’ordinazione e in tutto questo resta opaco il ruolo della società straniera coinvolta”. “Come si fa allora a ipotizzare il riciclaggio?”, si è chiesto il legale.
“Soldi riciclati in che modo?“, ha aggiunto la collega De Nicola, che ha spiegato: “Tutte le fatture emesse hanno una causale e sono state firmate dall’attuale amministratrice delegata della società. E poi: si sarebbe fatto uso di denaro sporco per andare a comprare un immobile all’asta in un tribunale?. Non è stata fatta chiarezza sulla dinamica e sugli accertamenti, e nemmeno su come è stata ricondotta la responsabilità all’imputato”.
Il 60enne si difenderà nell’udienza del 16 dicembre.
Sara Pizzorni