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Tre anni senza Vialli, campione
simbolo di coraggio e speranza

Vialli festeggia l'Europeo vinto dall'Italia nell'estate del 2021
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Esattamente tre anni fa si spegneva Gianluca Vialli. Era il 5 gennaio 2023, quando il campione cremonese morì all’età di 58 anni a Londra, al Royal Marsden Hospital a causa di un tumore al pancreas, contro il quale ha combattuto con coraggio a partire dal 2017, quando gli venne diagnosticato.

Una lunga malattia affrontata a testa alta, condivisa attraverso libri e interviste per cercare di lanciare messaggi di speranza, umanità e sostegno a chi ha vissuto o sta ancora vivendo un’esperienza simile. Un simbolo e un esempio per tutti nella lotta contro l’ospite indesiderato, così come lo chiamava lui.

Nato a Cremona il 9 luglio 1964, iniziò a tirare calci al pallone all’oratorio di Cristo Re, per poi approdare nei settori giovanili di Pizzighettone e Cremonese. In grigiorosso Vialli diventò calciatore professionista, conquistando anche la storica promozione in Serie A del 1984, con Emiliano Mondonico in panchina. E dopo lo Cremo una carriera da top player con Sampdoria, Juventus e Chelsea, vincendo praticamente tutto, tanto da entrare nella storia del calcio come uno degli attaccanti più forti degli anni ’80 e ’90.

Non vanno dimenticati i successi conquistati anche da allenatore del Chelsea, in Inghilterra, dove sposò nel 2003 Cathryn, diventando poi padre di due figlie. Per anni Vialli si è fatto apprezzare anche come opinionista sportivo, ma anche per il suo impegno nel sociale, attraverso soprattutto la Fondazione Vialli e Mauro. Nell’estate del 2021, nel pieno della malattia, ha recitato anche un ruolo determinante per la conquista dell’Europeo nel ruolo di capo delegazione della Nazionale Italiana, al fianco dell’amico fraterno Roberto Mancini.

Come detto, durante gli ultimi anni della sua vita Vialli si è cimentato anche nella scrittura, per condividere l’esperienza con la malattia e lanciare un grande messaggio di speranza e di conforto a chi ha dovuto affrontare battaglie come la sua. Sono già trascorsi tre anni dal giorno della sua scomparsa, ma il suo ricordo è ancora vivo e forte nel cuore di tutti. Uno dei cremonesi più apprezzati nella storia, prima per le sue gesta in campo e poi fuori dal campo, diventando un esempio per tutti, simbolo di resilienza, coraggio e speranza.

Mauro Maffezzoni

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