Cultura

Cordani: "Tarquinio, grande del '900
Il meglio nelle opere meno note"

Il ricordo dell'artista scomparso nelle parole della storica dell'arte Tiziana Cordani

Tiziana Cordani e Sergio Tarquinio in occasione della donazione di oltre 100 incisioni originali di Sereno Cordani al Gabinetto delle Stampe del Museo Civico (da T.Cordani - F.Lonardi "Schizzi Cremonesi", 2021)
Fill-1

L’esperienza internazionale di Sergio Tarquinio – morto domenica 11 gennaio, all’età di 100 anni  – non gli ha impedito di tessere profondi legami di amicizia con gli artisti cremonesi suoi coetanei. Tra questi, Sereno Cordani, di cinque anni più anziano, uno dei maestri della pittura del Novecento.

Della loro frequentazione e dei loro scambi culturali è stata testimone la figlia di Sereno, Tiziana, nota storica e critica dell’arte, animatrice della cultura cremonese, a cui abbiamo chiesto un ricordo dell’artista scomparso.  Ne esce un ritratto che tiene insieme i caratteri salienti della personalità di Tarquinio e le ragioni della sua grandezza artistica.

“Posso dire di aver conosciuto Tarquinio da quando sono nata, lui aveva una ventina d’anni, era già amico di mio padre e frequentava lo studio di casa. Tutta la mia vita è stata un percorso accanto a queste figure e oggi è un momento di grande tristezza, non solo per la cultura artistica cremonese ma anche per me personalmente”.

“La lunga lontananza di Sergio da Cremona ha inciso profondamente non solo sul suo percorso personale ma anche nel suo percorso di ricerca. Parlo del periodo trascorso in Argentina: per un ragazzo di provincia era un salto nel vuoto che si spalancava sotto i suoi piedi. Per fortuna Sergio, che era una persona molto acuta, molto intelligente e molto curiosa, ha saputo utilizzarlo al meglio, non solo dal punto di vista pratico, del lavoro, perché riuscì a lavorare e a conoscere tantissimi personaggi come Hugo Pratt ed ebbe molti contatti, ma anche perchè allargò gli orizzonti della sua mente. Questo ha influenzato tutto il percorso successivo sia della persona sia dell’artista.

“Il suo ritorno a Cremona fu celebrato come il ritorno del figliol prodigo, questo lo ricordo bene. Questa esperienza ha implementato le sue curiosità culturali, lo ha arricchito molto, ha avuto contatti con personaggi importanti anche sul piano della cultura generale dell’epoca. Tutto ciò lo ha condotto a esperienze che per i cremonesi erano direi ‘siderali’.  E insieme a Cordani e Naponi fece tantissimi viaggi in Europa, erano una sorta di ‘banda Bassotti’ che esponeva in gallerie di vari Paesi: Francia, Svizzera, Olanda, Belgio, Europa centrale”.

“Le scelte artistiche di Sergio sono state da una parte vincolate al territorio cremonese, quindi alla cultura cremonese padana, con i temi più noti al grande pubblico:  contadini, pescatori, operai, che aveva scelto di rappresentare anche per ragioni ideologiche profonde.

Pescatore del Po, acquerello (foto dal volume “Schizzi Cremonesi” di T.Cordani – F.Lonardi, 2021)

 

“Proprio perché questa tematica si è condensata nella grafica, è anche la parte più fruita dalle persone, è di più facile comprensione, essendo un naturalismo che ha qualche parentela con la cultura artistica meridionale, oppure con il nostro Botti o Vittori. Ma la parte che per me è veramente più interessante è quella più cerebrale, tutta legata a processi mentali acuti e particolarmente complessi, che sono di derivazione nordica.

“Le due cose sono come due emisferi: da una parte c’è questo naturalismo, che è tutto calore, segno grasso, segno scuro, neri, rossi, grigi, pesanti gialli, pesanti colori delle terre. Dall’altra questa componente ‘nordica’ con colori freddissimi, con segni e tratti secchi, asciutti, di un  grafismo estremamente pungente, capace di ferire, di tagliare, di spezzare. E’ uno stile legato alla cultura anglo-sassone, ai grandi poeti di lingua inglese della prima e seconda metà del Novecento, ma anche ai filosofi francesi di cui lui era appassionato fino all’ultimo. E’ un po’ come voler confrontare Verdi con Schoenberg: sono le due metà di una stessa mela e la parte più interessante sicuramente secondo me è la seconda”.

Foto dal volume “Schizzi Cremonesi” di T.Cordani – F.Lonardi, 2021

 

“Lui conosceva bene anche le lingue, era capace di esprimersi molto bene, era una persona che era incantevole incontrare per una lunga chiacchierata, le nostre non sono mai state brevi”.

Teneva dei diari che sono una via di mezzo tra un racconto di esperienze personali, riflessioni, accenni o accenti di tipo filosofico, legate a una sua spiritualità che non aveva etichette. Era una spiritualità sua, un processo che si era costruito nell’arco del tempo, nell’esperienza anche molto gravida di tristezza e di malinconia della sua prima giovinezza”.

Cordani ammette di aver tentato di convincerlo a lasciarle scrivere qualcosa di questi suoi diari, ma senza riuscirci mai: “Era un uomo da una parte cauto e dall’altra parte anche coraggioso, molto chiuso nel suo mondo e si confidava con pochissime persone in profondità. Mi diceva ‘sono fette della mia anima”, era come se lui svelasse un pezzo di se stesso. Era incline alla condivisione culturale, mentale, intellettuale, alla ricerca critica anche molto sottile, ma senza condivisione delle emozioni. Forse con me, nonostante ci conoscessimo da sempre, c’era una sorta di pudore, legato anche alla differenza di età”.

“Lui si esprimeva attraverso quello che disegnava, soprattutto nelle carte che aveva a casa nel suo studio. Aveva una grafica estremamente raffinata, curata, molto approfondita in tutte le sue possibilità espressive, che sono però sconosciute ai più e che sono, penso, la parte che più rimarrà di lui, che non è la vecchia contadina seduta sullo sgabello o il pescatore con gli stivaloni, pure belli. Ci sono ben pochi che sono all’altezza tecnica di Tarquinio”.

Passando alla pittura di Tarquinio,  “è la riflessione sulla grafica; ovvero la grafica è la riflessione sulla sua pittura. Sono due porzioni lenticolari che si riflettono l’una nell’altra. La pittura non era la sua prima scelta. La prima scelta per Sergio era prendere in mano la matita o uno dei suoi pennini di incisione e lavorare su quello.

“Degli artisti del Novecento cremonese è uno dei vertici, perché  è stata una persona di una cultura, di un’intelligenza, di un’apertura mentale e di una volontà di ricerca che non sono cessate mai”, conclude Cordani.

“L’ultima volta che ho potuto parlare con lui  è stato tre anni fa e lui era ancora in grado di condurre dei discorsi di una profondità veramente eccezionale. Ciò che non ha fatto è stato cambiare l’aspetto della sua prospettiva dalla vita presente alla vita spirituale. Questo non l’ha fatto, è stata una sua scelta, è stato un suo bisogno e naturalmente questo va rispettato”. GB

 

 

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...