Sesso sadomaso con 14enne: non
ci fu costrizione, 65enne assolto
L'imputato è stato assolto "perchè il fatto non sussiste"
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Assolto dall’accusa di violenza sessuale ai danni di una ragazzina di 14 anni. La richiesta di assoluzione formulata dal pm Andrea Figoni è stata accolta dal collegio dei giudici che non ha ravvisato responsabilità nei confronti dell’imputato, un uomo di 65 anni, di professione architetto, per dieci anni funzionario di un Comune dell’Abruzzo. “Non tutto quello che è riprovevole costituisce reato”, ha esordito il pm, che si è rifatto all’articolo 609 quater del codice penale, che punisce, in caso di atti sessuali su minori che hanno già compiuto 14 anni, “solo chi è genitore o tutore, oppure un’altra persona a cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza”.
Non era questo il caso. In più la minore era consenziente e non c’è stata alcuna costrizione. Ovviamente la difesa, rappresentata dall’avvocato Vincenzo Di Girolamo, si è unita alla richiesta di assoluzione dell’accusa.
La 14enne e il 65enne si erano conosciuti nell’agosto del 2020 su Omegle, una piattaforma di messaggistica anonima. Nell’udienza in cui si era difeso, l’imputato aveva detto che lui e la minore non si erano detti subito le loro età. “La piattaforma collegava persone casualmente a seconda degli argomenti in comune”, aveva spiegato il 65enne. “Nel nostro caso c’erano delle parole chiave, come ‘dominatore’ e ‘sottomesso’. Tra noi in chat si parlava di questo rapporto, come ognuno lo vedeva e che esperienze aveva avuto”. I due, successivamente, si erano spostati su Kick, un’altra piattaforma social. “Ci chiamavamo per soddisfazioni sessuali, e ci siamo detti che quelle cose dovevamo metterle in pratica”, aveva spiegato l’imputato. Nel maggio e nel giugno del 2021 i due avevano deciso di vedersi di persona, e si erano incontrati a Cremona, dove lui aveva affittato una stanza. Lì avevano praticato del sadomasochismo.

Nel frattempo la madre della ragazza aveva iniziato a sospettare qualcosa. “Ricordo che era giugno del 2021, ultimo giorno di scuola”, aveva raccontato in aula la donna. “Mia figlia mi aveva detto che sarebbe andata a mangiare la pizza con i compagni di scuola, ma la cosa mi è sembrata strana, visto che con loro non aveva un grande rapporto. Poi mi aveva mandato un messaggio dicendomi che era a casa di amici e che sarebbe arrivata tardi. In casa c’era il suo iPad che era collegato al cellulare e sono riuscita a trovare la sua posizione. Era in un luogo dove non doveva essere.
Avevo già guardato il telefono di mia figlia e ho trovato chat molto strane. Dall’iPad, mentre lei era a scuola, vedevo che qualcuno le chiedeva delle foto. In una, c’era mia figlia mezza nuda. La persona le mandava dei messaggi pesanti in cui diceva che era il suo padrone, il suo dominatore, che non aveva mai avuto delle sottomesse come lei e che sarebbe stata punita se non gli avesse inviato delle foto.
Lui ne aveva mandata una in cui era in intimo vicino al box della doccia. ‘Se fai la brava, questo è tutto tuo’, le aveva scritto. Tu non sai cosa farei se ti togliessi quel maglioncino‘”. “All’inizio”, aveva raccontato la mamma, “mia figlia mi aveva detto che si trattava di un ragazzo. Solo dopo ho scoperto la sua vera età”. Un giorno, ad una telefonata dell’imputato, al posto della figlia aveva risposto lei. “Gli ho detto di smetterla, che doveva vergognarsi, e che se voleva giocare doveva farlo con un adulto”.
Eppure la ragazza, così come raccontato dalla donna, continuava a “difenderlo a spada tratta“. “Mia figlia”, aveva spiegato la mamma, “non aveva rapporti con suo padre. Io e lui siamo separati e lei viveva con me. Stava cercando una figura paterna, ma poi si è accorta che in quella persona di paterno non c’era nulla“. “Del rapporto con il padre, lei non me ne ha mai parlato”, aveva invece raccontato l’imputato. “So comunque che i genitori erano separati e che lei frequentava il padre abitualmente”.
I due si erano incontrati a Cremona due volte. “Mi ha convinto a fare certe cose“, aveva riferito a suo tempo la ragazza ai giudici, “e abbiamo avuto un rapporto completo“. L’11 giugno del 2021 era scattata la denuncia. A processo la giovane non si è costituita parte civile.
La motivazione della sentenza di assoluzione sarà depositata entro 90 giorni.
Sara Pizzorni