Aggredì operatore Caritas e diede
fuoco al portone: a processo
Sul banco degli imputati un ospite del dormitorio cremasco che nel 2021, ubriaco, aveva aggredito e minacciato un operatore e distrutto porte a calci e pugni
Danneggiamento aggravato ad un edificio pubblico, minaccia aggravata dall’uso di armi, e danneggiamento a seguito di incendio. Di queste accuse deve rispondere in tribunale un 24enne italiano residente nel cremasco che era stato spesso ospite della Caritas di Crema, quando la sede era in via Civerchi.
La notte del 17 febbraio del 2021 era entrato nel cortile del dormitorio, di proprietà della Caritas e in uso alla Fondazione don Angelo Madeo, insieme ad un compagno. Voleva essere ospitato in una delle 18 stanze, ma “era ubriaco, puzzava di alcol”, ha ricordato in aula Giorgio, uno degli operatori e vittima dell’imputato. Giorgio si era rifiutato di farlo restare in quelle condizioni, scatenando la reazione del 24enne, che lo aveva preso a calci e pugni. L’operatore del dormitorio, spaventato, era fuggito salendo le scale e rifugiandosi in uno degli uffici. “Ho chiuso la porta e ho mandato un messaggio ai miei superiori”.
Nel frattempo dalla finestra Giorgio aveva visto il 24enne rompere una bottiglia e minacciarlo. “Coniglio, non sei un uomo”, gli aveva detto. “Vieni giù che ti apro in due”. “Aveva anche cercato di salire le scale e raggiungere l’ufficio dove mi trovavo”, ha spiegato la vittima, “ma i ragazzi del dormitorio gli si sono parati davanti e hanno contenuto la sua furia”.

L’imputato aveva distrutto con calci e pugni una porta blindata, la porta a vetri della mensa, la porta in legno di accesso alle scale che conducono al dormitorio e aveva appiccato il fuoco al portone antico di legno dell’ingresso principale della struttura della Caritas.
In aula sono state sentite anche le testimonianze di don Francesco Gipponi, presidente della Fondazione don Angelo Madeo, e del direttore della Caritas di Crema Claudio Dagheti. Era stato quest’ultimo a sporgere denuncia. “All’epoca mi era stato riferito di forti minacce nei confronti dell’operatore, anche con una bottiglia, di un contatto fisico e che l’imputato aveva dato fuoco al portone. Si è trattato di un evento straordinario, mai accaduto. Ancora oggi il portone è ancora nero nella parte sinistra. Quello era un ospite che è entrato e uscito molte volte dal dormitorio, frequentato dai senza dimora e da persone che vivono in situazioni particolari”.
Si torna in aula per altre testimonianze il prossimo 27 aprile. L’imputato è assistito dall’avvocato Cesare Grazioli.
Sara Pizzorni