Cronaca

Legionella killer, "violazioni"
nella locanda: chiesta condanna

Il pm, che ha chiesto una pena di otto mesi, ha parlato di "gestione superficiale" della titolare della struttura dove un'anziana ospite era morta dopo aver contratto la legionella

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Battute finali del processo contro la titolare di una struttura ricettiva della provincia di Cremona accusata di omicidio colposo per aver provocato la morte di un’ospite di 82 anni cremonese che aveva contratto la legionella. Per l’imputata, il pm Alessio Dinoi ha chiesto la condanna ad una pena di otto mesi. La difesa, rappresentata dall’avvocato Luca Curatti, prenderà invece la parola il prossimo 26 febbraio, data in cui è prevista anche la sentenza.

Oggi, prima che il pm tirasse le somme, la titolare della locanda, attraverso il suo legale, ha depositato al giudice delle dichiarazioni spontanee scritte. “La mia famiglia ha sempre lavorato in questa struttura e in 26 anni non abbiamo mai avuto alcun problema“, ha detto l’imputata al termine dell’udienza. “Siamo tutti sconvolti da questa situazione. Quasi ce l’abbiamo avuto anche noi il lutto per questa morte. Non siamo persone superficiali. Siamo sempre stati in regola e non è mai successo niente. Al giorno d’oggi non è facile portare avanti un’attività. Cerchiamo comunque di andare avanti”.

L’avvocato Curatti

Il 22 dicembre del 2021, l’anziana ospite, rimasta vedova, aveva venduto la sua casa e nell’attesa di trasferirsi a Pisa dalla figlia aveva soggiornato con lei nella camera numero 4 della struttura dal 13 al 15 gennaio del 2022, giorni in cui era in corso il trasloco. Una volta a Pisa, la donna si era sentita male. Le sue condizioni erano precipitate e a nulla erano valsi i tentativi di salvarla da parte dei medici dell’ospedale di Pisa dove l’82enne era deceduta il 27 gennaio successivo.

La morte, come confermato in aula dal professor Giuseppe Alì, direttore del Dipartimento di medicina legale dell’Inail di Brescia, era sopraggiunta a causa di una polmonite provocata dalla legionella. “Suggestivo“, aveva affermato poi il medico, che anche nella casa confinante alla struttura sia stata rilevata la presenza del batterio. Ad aprile del 2022, nella casa vicina, si era ammalato anche un ottantenne, ricoverato in ospedale e risultato positivo alla legionella. “Per fortuna mio padre si è salvato“, aveva raccontato la figlia dell’anziano. “Subito dopo erano scattati i controlli e Ats aveva effettuato dei prelievi a casa dei miei genitori, sia all’interno che nel cortile dove c’era il rubinetto per il giardinaggio”. In seguito agli accertamenti era emerso che il batterio era presente in una minima componente in cucina, mentre in alte quantità nel rubinetto del cortile che era stato inutilizzato per molto tempo e che da poco il padrone di casa aveva iniziato a riutilizzare.

Per il pm, non c’è dubbio che il contagio sia avvenuto nella locanda, in particolar modo nella stanza 4, dove l’anziana e la figlia avevano soggiornato. L’accusa ha parlato di “violazioni e carenze sulla pianificazione dei controlli” da parte dell’imputata, come ad esempio “la manutenzione degli impianti non adeguata: non c’era un programma di prelievi, il registro di controllo non era completo, e i campionamenti dell’acqua non sono stati effettuati nella stanza numero 4”. Il pm ha parlato di “gestione superficiale” e di “carenze abbastanza macroscopiche” da parte della titolare della struttura. I flussaggi di spurgo dell’acqua, e cioè quei processi di pulizia meccanica degli impianti idraulici per rimuovere residui, batteri e contaminanti dalle tubature, “sono stati effettuati solo due volte in un anno e l’imputata era a conoscenza delle linee guida sulla prevenzione”. “Tutte carenze riscontrate” che per il pm “hanno contribuito a provocare il contagio e la morte dell’ospite”.

Sara Pizzorni

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