Vent'anni di violenze: "Ho visto la morte con i miei occhi". Marito condannato a sei anni
Le parole della vittima e del suo legale dopo la sentenza che ha inflitto all'imputato una pena superiore di quanto chiesto dall'accusa
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“Sono felice che sia finita. Ora posso vivere veramente la mia vita serena e tranquilla con i miei figli e andare avanti con tutte le mie forze. Ho visto la morte con i miei occhi“.
E’ il commento di Angela (nome di fantasia), 40enne dell’Est Europa, che oggi ha sentito i giudici condannare l’ex marito, un connazionale di 45 anni, a sei anni di reclusione per averla brutalmente maltrattata, sia fisicamente che psicologicamente. Per l’imputato, il pm Federica Cerio aveva chiesto una pena di cinque anni e sei mesi. Il collegio ha anche condannato il marito violento a risarcire la donna, che era parte civile, con una provvisionale di 10.000 euro. Lo scorso ottobre l’uomo era già stato condannato a sei mesi per aver violato la misura del divieto di avvicinamento.
Un occhio nero, sul volto i lividi provocati dalla violenza, sulla fronte un taglio permanente dovuto ad un tagliere che il marito le aveva lanciato addosso. “Ero tutta nera da capo a piedi, quando andavo a lavorare in negozio mi mettevo le maniche lunghe per non farmi vedere dalle clienti perché mi vergognavo”.
I due si erano conosciuti e sposati nel loro paese, poi si erano trasferiti a Cremona. Diciannove anni di matrimonio e due figli maschi, oggi di 12 e 19 anni. Una unione, però, costellata da episodi di violenza. “Mi ha spaccato il naso due volte”, aveva raccontato la donna. “Mi ha dato calci, pugni, quasi sempre alla presenza dei nostri figli, mi trattava come una schiava, non voleva che uscissi, mi ha tagliato le scarpe e i vestiti, mi lanciava le cose, mi ha controllato e manipolato per tutta la vita”.
In aula, la 40enne aveva spiegato che il marito, che non lavorava, tornava tardi ed era spesso ubriaco. Ed erano continue discussioni. “Quando gli chiedevo dove fosse stato erano botte”. Nel settembre del 2022, dopo l’ennesima lite, lui, che stava cucinando, le aveva scagliato addosso un tagliere di plastica che l’aveva colpita sul volto, provocandole la frattura delle ossa nasali. “Lì ho capito che la mia vita era in pericolo e sono scappata”, aveva raccontato la donna, che si era presentata in ospedale.
“Sono scivolata”, aveva riferito alla dottoressa, che si era accorta dei lividi sul corpo per le botte dei giorni precedenti. “Lei non è scivolata”, aveva replicato il medico, e a quel punto lei aveva ammesso. “Ma non ho voluto che si scrivesse nulla perché avevo paura”, aveva riferito la vittima, che dalla dottoressa aveva preso un bigliettino per contattare un centro antiviolenza.
“Quando ho visto che mio marito non la smetteva, allora sono andata a denunciarlo”. A novembre del 2022 l’uomo era andato via di casa. “Ma andava e veniva, mi minacciava e mi picchiava”, aveva detto Angela. Ad una delle aggressioni aveva assistito anche la baby sitter. Era stata quest’ultima a chiamare i carabinieri.
Le discussioni tra i due scoppiavano anche questioni di economia familiare. “La casa è stata un regalo dei miei genitori, loro mi hanno aiutata”, aveva spiegato la 40enne, laureata in Economia e Commercio, ma mio marito non lavorava e io volevo rimettermi in gioco”.
Nel 2018 la donna era riuscita ad aprire un suo negozio di parrucchiera. Nel febbraio del 2023 lui l’aveva raggiunta e aveva cominciato a dar pugni alla vetrina. “Ha rotto il vetro, è entrato e ha spaccato tutto”, aveva ricordato lei, che era riuscita ad uscire e a correre dai carabinieri.
L’imputato aveva avuto anche una relazione extraconiugale, un fatto su cui la difesa ha molto puntato. “Ha avuto tante relazioni”, aveva raccontato la vittima. “Questa cosa, però non mi pesava. Io volevo solo che stesse con i suoi figli. Nei confronti della 40enne, l’imputato ha ancora la misura del divieto di avvicinamento.
“La mia assistita”, ha commentato l’avvocato di parte civile Alessandra Casula, “poteva finire nel tragico elenco del 25 novembre”.
“Ho ricevuto la signora coperta di lividi dalla testa ai piedi”, ha ricordato il legale. “Le foto che sono state prodotte in udienza rispecchiano quello che ho visto con i miei occhi. Aveva il naso e i denti rotti, ed era psicologicamente devastata, tanto che all’inizio era così soggiogata da un punto di vista psicologico che non si voleva separare. Era in uno stato di confusione tipico delle vittime di violenza. Non riusciva a immaginare, dopo vent’anni di abusi sistematici, una vita senza il suo maltrattante. Non era per niente convinta di separarsi io le dicevo che stava rischiando la vita.
C’è voluto tempo perchè si rendesse conto di quello che aveva subito e che aveva normalizzato. Per rendersi forte, è stata importantissima la sua indipendenza economica. Sempre, nei casi di violenza, è lo spartiacque. Ecco perchè sono tanto importanti le politiche a favore dell’occupazione delle vittime di violenza, che tanto stanno andando bene nei paesi come la Gran Bretagna. Qui abbiamo qualche borsa lavoro, ma è ancora insufficiente. Ora è un’imprenditrice ed è finalmente libera. E’ rifiorita“.
In aula era stato sentito anche il maggiore dei figli della coppia. Il 19enne aveva confermato le accuse mosse dalla mamma.
La difesa ha invece parlato di “episodi occasionali, senza continuità”, e di semplici liti. “La signora usciva, era libera”, hanno sostenuto gli avvocati della difesa. “Il marito l’ha anche sostenuta economicamente, l’ha aiutata. Per la sua famiglia ha fatto di tutto e di più, la loro era una coppia affiatata”.