Cronaca

Badante cremonese morta a Dalmine: per l'autopsia è morte naturale, chiesta archiviazione

La famiglia della donna, però, vuole un accertamento completo dei fatti. E intanto l'ex secondo marito della vittima è a processo per maltrattamenti

La Questura di Cremona
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Non sarebbe un giallo il decesso di Renata Bossi, la badante cremonese di 60 anni trovata morta lo scorso 3 ottobre a Dalmine, in provincia di Bergamo, nella camera da letto della villa di due coniugi per i quali da circa un mese prestava servizio per assistere due persone fragili della famiglia. Sul caso, infatti, è stata chiesta l’archiviazione.

Per chiarire le circostanze della morte della donna, la procura di Bergamo aveva aperto unindagine con l’ipotesi di accusa di morte come conseguenza di altro delitto, ma l’autopsia ha rivelato che la cremonese è deceduta per un arresto cardiaco.

La 60enne sembrava in salute, l’umore era buono, anche se aveva espresso preoccupazioni sul lavoro che stava svolgendo nell’abitazione di Dalmine, tanto che aveva intenzione di andarsene, lamentandosi che non le avevano fatto il contratto. Avrebbe lasciato quella casa proprio il 3 ottobre.

La salma della Bossi era stata bloccata dal pm Carmen Santoro in seguito alla querela sporta contro ignoti in Questura a Cremona dai familiari per le “troppe stranezze” relative al decesso: Renata era stata trovata morta sul letto rifatto nonostante avesse dormito lì la notte, non indossava il pigiama ed era vestita di giorno. E poi quelle ci sarebbero state strane ecchimosi sul corpo.

L’avvocato Gigliotti

Erica e Giuseppe, 39 e 25 anni, figli della badante, sono rappresentati dall’avvocato Marilena Gigliotti. “La famiglia, ha sottolineato il legale, “non intende rinunciare a far valere il diritto della vittima all’accertamento completo dei fatti, visto che da quanto è emerso in maniera informale non ci sono state risposte esaurienti ai quesiti che erano stati formulati a suo tempo dal consulente della parte offesa in sede di accertamenti tecnici”.

Nel frattempo l’ex secondo marito della badante, un marocchino assistito dall’avvocato Antonio Maestrini, è a processo a Cremona con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di Renata, che contro di lui aveva sporto una denuncia e che in aula aveva già testimoniato, costituendosi parte civile attraverso l’avvocato Gigliotti. Prima che partisse il procedimento penale c’erano state delle trattative tra le parti, poi non andate a buon fine.

Oggi, nel processo relativo ai maltrattamenti, i due figli della donna sono stati sentiti come testimoni.

L’accusa parla di finestre, porte e sedie che l’imputato avrebbe rotto durante le liti con la moglie, di un’abitazione sporca e piena di mozziconi di sigaretta, di botte, offese e insulti: “Sei grassa, sei vecchia, sei una mongola, una donna di m…”, le avrebbe detto il marito.

“Avevano un rapporto altalenante“, ha riferito il figlio di Renata. “Magari una sera litigavano, mia madre piangeva ma il giorno dopo li vedevo insieme a prendere il gelato. Anche dopo che l’aveva cacciato di casa mia madre mi aveva chiesto di contattarlo per dirgli di tornare. Lo chiamava ancora Ciccio. Violenze fisiche non ne ho mai viste, solo una volta lui le ha dato uno schiaffo perché lei aveva preso le mie difese in una discussione”.

Mia madre non ce la faceva più“, ha raccontato invece la figlia. “Mi chiamava per raccontarmi delle discussioni. Mi ha fatto vedere il tavolo che lui aveva danneggiato, sbattendolo contro il muro. Lui metteva tutto in disordine, fumava in casa e buttava i mozziconi a terra”.

Oggi l’uomo si è difeso, negando gli episodi violenti che gli sono contestati. “Non ho rotto nulla, era tutto già così, e non è vero che gettavo per terra i mozziconi. Fumavo sul balcone o in salotto con vicino il posacenere”. “Non l’ho sposata per interesse”, ha sottolineato l’imputato. “Eravamo innamorati“, anche se lei ad un certo punto non aveva più voluto avere rapporti sessuali con lui e gli aveva chiesto di dormire in un’altra stanza.

“Io lavoravo e ho sempre aiutato in casa, facevo la spesa”, ha raccontato il marocchino, che ha sostenuto di essersi stupito della denuncia presentata dalla moglie. Presumo che l’abbia fatto per mandarmi via perchè voleva rimanere a vivere da sola con suo figlio“.

Il 15 maggio saranno sentititi i testimoni della parte civile.

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