Schiaffi alla figlia ribelle che marinava la scuola: patrigno condannato per percosse
Caduto il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina. L'imputato: "Ho sbagliato". Multa e risarcimento alla ex compagna e madre della 15enne
“Marinava la scuola, non rispettava le regole, aveva problemi in classe, era isolata dagli altri ragazzi e in casa con lei si faceva sempre fatica a parlare. Non volevo più che dicesse parolacce ai suoi genitori e che non si presentasse in classe. Lei era aggressiva, io ho reagito e l’ho schiaffeggiata. So di aver sbagliato“.
Oggi in aula, l’imputato, un 45enne cremonese finito a processo con l’accusa di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, ha ammesso di aver dato delle sberle alla figlia quindicenne della sua ex compagna, e si è detto dispiaciuto. “Mi rendo conto di non aver fatto la cosa giusta, la responsabilità è mia, ma in casa c’era una tensione continua, anche il rapporto con la mia compagna era ormai deteriorato e io non sapevo più come comportarmi“.
Per l’imputato, difeso dall’avvocato Stefano Ferrari, è caduto il reato di abuso dei mezzi di correzione, ma il giudice lo ha condannato per percosse: 400 euro di multa e 500 euro di risarcimento alla parte civile, rappresentata dalla mamma della ragazzina assistita dall’avvocato Luigi Lupinacci.

L’episodio contestato nel capo d’accusa risale al 4 febbraio del 2022. Dopo aver scoperto che la ragazza aveva saltato la scuola, il 45enne l’aveva colpita al volto con numerose sberle. L’aveva poi tirata per i capelli, le aveva messo un braccio attorno al collo e l’aveva immobilizzata con il viso contro il muro. Ad intervenire era stata la madre della giovane, che in quel momento era da un vicino e che aveva sentito le urla della figlia.
“Quel giorno stavamo discutendo”, ha raccontato l’imputato. “La ragazza mi urlava contro, mi si era avvicinata, eravamo faccia a faccia, e allora l’ho colpita. Lei ha reagito dandomi uno schiaffo, e a quel punto l’ho bloccata prendendola per le braccia”.
La scorsa udienza aveva testimoniato anche la mamma della giovane. “Quando sono entrata in casa ho visto il mio compagno che la stringeva contro il muro. Mi sono precipitata ma non riuscivo a staccarlo da lei. Mia figlia era a disagio in quella scuola ed era seguita da uno psicologo. Ora invece sta studiando e sta andando bene”.

”Il mio compagno, lei lo chiamava papà, ma il loro rapporto era fatto di alti e bassi”, aveva raccontato la donna. “Ci sono stati altri episodi in cui hanno discusso animatamente, ma quello che è successo il 4 febbraio è stato troppo. Lui, invece, era convinto di essere nel giusto“.
Dopo quell’episodio madre e figlia, dopo sei anni di convivenza con l’imputato, se n’erano andate, portando con loro anche il cane che lui aveva regalato alla ragazzina. Tre mesi dopo, la mamma della 15enne aveva sporto querela contro l’ex compagno. “Mia figlia era sofferente e io volevo fargli capire che non è stato giusto metterle le mani addosso”.
In aula aveva testimoniato anche la ragazza, che oggi ha 18 anni. “Col mio patrigno c’erano scontri, c’era un rapporto difficile. I motivi erano la mia disobbedienza. Era severo, mi metteva le mani addosso. E’ successo cinque o sei volte nel giro di quegli anni.
L’ultima, quella di febbraio, è stata la più pesante. Il giorno prima avevo bigiato, mentre il 4 febbraio non stavo bene e non sono andata a scuola. Quando lui è rientrato dal lavoro mi ha trovato seduta in cucina. Mi ha affrontata, mi ha urlato contro, poi mi ha dato una sberla, e poi una seconda e una terza. Stavo per cadere quando lui ha mi ha preso e immobilizzato con la faccia al muro. Era preso dall’ira“.
Quando madre e figlia lo avevano lasciato, lui aveva fatto arrivare alla ragazzina un bigliettino in cui si diceva dispiaciuto e che voleva ricordarsi la parte buona del loro rapporto.
Sentita anche la psicologa che aveva in cura la quindicenne, che con il padre biologico non si frequentava. “Faceva assenze scolastiche, era una ragazzina ansiosa ed arrabbiata”, aveva raccontato la testimone.