Ricettazione e riciclaggio di auto rubate: chieste le condanne per Paolo Taino e figli
Chiuso il processo per i tre componenti della famiglia di Robecco d’Oglio: storia di furti e riciclaggio di 131 autovetture e di 111 motori di auto
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Otto anni ciascuno e 10.000 euro di multa ai fratelli Filippo e Pietro Taino, mentre 7 anni e sei mesi e 9.000 euro di multa per il padre Paolo. Queste le richieste di condanna del pm Francesco Messina per i tre componenti della famiglia Taino di Robecco d’Oglio, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio.
Storia di furti e riciclaggio di 131 autovetture e di 111 motori di auto, reati che sarebbero stati commessi tra il 2018 e il 2020 per un guadagno di circa 4 milioni di euro.
Nell’aprile del 2021, al termine dell’operazione ““Donkey”, i carabinieri avevano arrestato 12 persone che facevano riferimento alla famiglia Taino, scoperchiando un presunto giro di furti d’auto su commissione di carrozzieri e collezionisti del settore. Diversi, secondo l’accusa, gli step in cui si era sviluppata l’attività illecita degli imputati.

I veicoli rubati erano custoditi all’interno del magazzino della Padana Ricambi di Robecco d’Oglio dove avvenivano le operazioni di cannibalizzazione. Le scocche e i pezzi ricavati erano trasferiti alla Nuova Autodemolizione di Gadesco Pieve Delmona dove le scocche erano pressate e smaltite come materiale ferroso, mentre i ricambi finivano nello stabilimento ex Citman di Pontevico insieme ai motori e ad altre parti meccaniche riciclate per poi essere venduti.
L’indagine si era avvalsa di numerose intercettazioni telefoniche che avevano permesso di scoprire i luoghi dove gli imputati avrebbero portato avanti il loro giro di affari. In una delle intercettazioni, uno della gang, parlando con un collega di lavoro, gli aveva confidato che i carabinieri non erano riusciti a trovare il deposito dei motori e che lui sapeva dove fosse. Nella conversazione, l’uomo aveva rivelato al collega che si trattava della ex Citman di Pontevico.
Una fabbrica dismessa, la Citman, dove gli inquirenti, dopo aver sentito l’intercettazione, si erano recati a fare un sopralluogo. Un ex stabilimento in disuso, dove però i carabinieri avevano notato che al cancello era stato messo un lucchetto nuovo. Nei locali erano stati trovati i 111 motori, posizionati lungo le pareti nel magazzino a piano terra. C’erano anche sportelli, pneumatici, sedili, scatoloni pieni di navigatori, cruscotti, componentistica di varia natura e un’Audi A6 di recente produzione.

Nelle indagini, i militari dell’Arma avevano effettuato la catalogazione dei motori ed erano risaliti al numero di telaio delle macchine. “Almeno 90, secondo le verifiche dei carabinieri, quelle rubate, comprese alcune auto che non erano state immatricolate.
Per l’accusa, era Paolo Taino ad impartire gli ordini e a gestire una serie di società create per commercializzare pezzi di ricambi, con anche un sito di e-commerce per la vendita. Le parti dei veicoli venivano commercializzate anche in Slovenia, Croazia e in Africa: centinaia di componenti del valore di 300mila euro erano stati trovati imballati e pronti per essere spediti alla volta del Ghana.
Il pm ha chiesto l’assoluzione per due dipendenti di Paolo Taino e la condanna a 8 mesi di una imputata accusata di simulazione di reato. Hanno invece già patteggiato i due uomini che rubavano le auto. Sentiti al processo, avevano confermato i furti e i rapporti con i Taino.
I difensori degli imputati, tra cui l’avvocato Luca Curatti per Paolo Taino, hanno contrastato durante le loro arringhe le argomentazioni del pm, parlando di “insussistenza del quadro probatorio, dei controlli e delle intercettazioni”. Anche le difese hanno ripercorso i fatti, i luoghi e le testimonianze, ma in chiave opposta rispetto alla visione della procura, chiedendo per tutti una sentenza assolutoria.
Il 6 maggio la sentenza.