Cronaca
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Auto rubate e cannibalizzate:
La famiglia Taino a giudizio

Furto e riciclaggio di 131 autovetture e sequestro di 111 motori di auto e componentistica provento di furti commessi tra 2018 e 2020 per un valore di circa 4 milioni di euro. Questo il bilancio dell’operazione dei carabinieri di Cremona che nell’aprile del 2021 aveva portato all’arresto di 12 persone che facevano riferimento alla famiglia Taino di Robecco d’Oglio.

Paolo Taino con l’avvocato Luca Curatti

Oggi, davanti al gup Giulia Masci, Paolo, 64 anni, il capofamiglia, difeso dall’avvocato Luca Curatti, non ha scelto patteggiamento o riti alternativi. Affronterà invece il processo ordinario, così come i suoi figli Pietro, 22 anni, e Filippo, 29 anni. L’altro figlio Aldo, 27 anni, aveva invece già patteggiato prima dell’udienza preliminare. Mentre la posizione di Roberto, 54 anni, il fratello di Paolo Taino, era stata stralciata perchè ritenuta di competenza del tribunale di Brescia.

Alcuni degli altri imputati hanno chiesto e ottenuto di essere processati con il rito abbreviato, mentre altri ancora hanno patteggiato. Per chi andrà a processo ordinario, la prima udienza è stata fissata al 6 giugno dell’anno prossimo.

Con l’operazione “Donkey”, i militari dell’Arma avevano scoperchiato un giro di furti d’auto su commissione di carrozzieri e collezionisti del settore. Secondo l’accusa, succedeva così: una volta individuata l’auto richiesta, veniva approntato un piano per rubarla, monitorando gli spostamenti dei proprietari e le loro abitudini di vita. Il gruppo si sarebbe anche specializzato nell’individuare pezzi unici o rari per tipologia e palmares sportivo. Un caso emblematico è quello relativo al furto di una Lancia Delta integrale Martini rubata nell’ottobre 2019 da un capannone di un imprenditore della provincia di Brescia. In alcuni casi le auto venivano smembrate, ma non questa, perfettamente conservata e con carta di circolazione intestata al pilota due volte campione del mondo rally Massimo Miki Biasion.

Per mettere a segno i colpi venivano utilizzate attrezzature professionali, tra cui alcuni apparati per l’alterazione dei codici delle centraline elettroniche e ‘jammer’ in grado di inibire gli allarmi delle abitazioni e disturbare le comunicazioni telefoniche per ritardare l’intervento delle forze dell’ordine.

Le parti dei veicoli venivano commercializzate anche in Slovenia, Croazia e in Africa: centinaia di componenti del valore di 300mila euro erano stati trovati imballati e pronti per essere spediti alla volta del Ghana.

Diversi gli step in cui si sarebbe articolata l’attività illecita, con le fasi di ricezione dei veicoli compendio di delitto presso la Padana Ricambi, dove sarebbero avvenute le operazioni di cannibalizzazione e la successiva esfiltrazione delle scocche e dei pezzi in tal modo ricavati dal magazzino della Padana Ricambi alla Nuova Autodemolizione di Gadesco Pieve Delmona dove le scocche sarebbero state pressate. Allo stabilimento Ex Citman di Pontevico, invece, sarebbero stati depositati i motori e le altre parti meccaniche riciclate.

Sara Pizzorni

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