Attacco a Riad, Corbari: “Tensione anche fra le imprese ma il potenziale resta enorme”
Cremonese, è consulente di finanza strategica per le piccole medie imprese anche con sede nei paesi arabi. Tra queste quella gestita da Carlo Cattero
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Dopo la morte della Guida Suprema Ali Khamenei e l’elezione del figlio, si è intensificato il conflitto tra gli Stati Uniti guidati da Donald Trump, Israele e l’Iran.
Nelle ultime ore, tra vari attacchi incrociati, alcuni droni militari sono stati lanciati contro l’ambasciata americana a Riad.
Tra chi da anni intrattiene relazioni e stretti rapporti lavorativi con l’Arabia Saudita, anche il cremonese Alessandro Corbari.
Corbari dirige dal 2021 una società di consulenza finanziaria: lo scorso novembre era Riad, con il Ministro degli esteri Antonio Tajani, per la stipula di un accordo strategico per supportare le oltre 500 piccole e medie imprese italiane che già operano o sono pronte ad operare in terra araba.
“La situazione è sicuramente di grande tensione — spiega Corbari —. C’è molta preoccupazione sia per l’impatto immediato degli attacchi missilistici, sia per le prospettive economiche del Golfo nei prossimi cinque anni. Speriamo che il punto di domanda su questo scenario sia scritto a matita, non in modo definitivo. Il potenziale, qui, resta enorme: un mercato di 38 milioni di abitanti con alta capacità di spesa”.
Tra gli imprenditori italiani presenti nel Paese c’è anche Carlo Cattero, torinese, da decenni residente a Riad e oggi impegnato nello sviluppo di progetti che coinvolgono aziende europee nel mercato saudita.
“Ho conosciuto Cattaro durante i miei viaggi — racconta Corbari —. Mi è stato presentato da un avvocato d’affari torinese. È molto inserito nel tessuto economico locale e ha ricoperto diversi ruoli manageriali, soprattutto come project manager o amministratore delegato di imprese straniere impegnate in cantieri, eventi e iniziative operative in Arabia Saudita“.
Cattaro vive a pochi minuti dall’ambasciata americana, ma assicura di non aver avvertito direttamente l’esplosione. “Non ho sentito nulla — spiega —, ma colleghi che abitano vicino al quartiere diplomatico si sono svegliati nel cuore della notte. Probabilmente in Europa l’eco mediatica è più forte, come già accaduto con Gaza. È un momento delicato — ammette — e la stampa locale ne parla. Ma, nella realtà quotidiana, tutto procede normalmente: life goes on. Ieri, per precauzione, il quartiere diplomatico era chiuso; oggi è già stato riaperto. Non percepisco particolare allarme né nella vita sociale né nel mondo del business“.
“L’Arabia Saudita sembra voler mantenere un ruolo di relativa distanza politica rispetto alle tensioni regionali – aggiunge l’imprenditore -. L’attacco, certo, la coinvolge indirettamente, ma qui non c’è stata alcuna fuga di stranieri come avvenuto invece a Dubai nei giorni più critici”.
Sul fronte economico, secondo lui, l’impatto immediato sarà limitato: “Il lavoro procede regolarmente. Non prevedo un vero stop alle attività. Ci saranno ripercussioni sui prezzi di petrolio e gas, ma il business andrà avanti. Lo abbiamo già visto in altre guerre analoghe”.