Guerra in Iran, settore alimentare cremonese in allerta. Rivoltini: "Diverse criticità"
Tra i timori dell'imprenditore - dirigente di Confartigianato Cremona - un calo dei consumi, in un momento particolare per le aziende come la Pasqua in arrivo
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Non solo rincari record di carburanti e trasporti: a risentire della guerra in Medio Oriente sono anche le tante aziende italiane ed europee che, a vario titolo, lavorano con l’estero. Le industrie alimentari e agroalimentari cremonesi, in particolare, temono l’ennesima batosta in pochi anni.
A confermarlo è Massimo Rivoltini, titolare dell’omonima azienda dolciaria e dirigente di settore per Confartigianato.
“Il settore alimentare è esposto da tempo a diverse criticità, dall’approvvigionamento delle materie prime alle consegne — spiega Rivoltini —. La chiusura del Canale di Hormuz, ora di Suez, fa sì che le merci arrivino in ritardo: il materiale è deperibile, quindi le problematiche sono elevate”.
“Per ora abbiamo solo echi di promesse di aumenti; ad oggi no. Il problema è che siamo in un periodo particolare dell’anno, la Pasqua: notoriamente, in questo periodo i consumi crescono — specialmente per certi prodotti come le uova —, aumentano le gite fuori porta e la spesa nei ristoranti. Questo clima, se non già di aumenti dichiarati, di incertezza darà sicuramente problemi“.
Prima le conseguenze della pandemia da Covid, poi il conflitto in Ucraina con la crisi economica, i dazi americani, e ora la nuova crisi nel Golfo: un panorama geopolitico instabile che erode la marginalità di molte imprese del territorio. Nonostante tutto, però, la speranza non deve mancare.
“La fiducia nel futuro è d’obbligo — conferma l’imprenditore — se vogliamo vivere e non vegetare. La ricetta è non abbassare la guardia, essere operativi in modo oculato, non fermarsi. Dire ‘ottimismo’ adesso rischia di essere fuori tempo e fuori luogo; però non arrendersi è necessario“.