Imprenditoria e sport: all'Aselli l'esempio di volontà e talento al femminile
"A scuola contro la violenza sulle donne”: dopo l'incontro con Antonella Corazzi e Alessia Zucchi, gli studenti del liceo hanno incontrato le atlete Sveva Gerevini e Federica Venturelli
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Quattro donne cremonesi, due mondi ad accomunarle: l’imprenditoria e lo sport. La Giornata Internazionale della Donna, al liceo scientifico Aselli, si è celebrata con due significativi appuntamenti, aperti anche agli istituti della rete “A scuola contro la violenza sulle donne”: il 13 marzo sono state ospiti le imprenditrici Antonella Corazzi e Alessia Zucchi, mentre il 14 marzo le atlete Sveva Gerevini e Federica
Venturelli.
A unire i due incontri, il fil rouge della determinazione e del sacrificio, due valori certamente non estranei al mondo femminile, e carte vincenti per premiare il talento. Corazzi e Zucchi, nell’incontro “Visione strategica e leadership femminile nel mondo del lavoro”, moderato dalla prof.ssa Bianchini, docente di Economia Aziendale dell’IIS Ghisleri, hanno dialogato con gli studenti delle classi quarte,
raccontando la loro storia di imprenditrici, dagli studi affrontati sino al ruolo di prestigio assunto nelle rispettive aziende di famiglia, la Corazzi Fibre e l’oleificio Zucchi.
Entrambe laureate in discipline umanistiche, da anni stanno guidando due realtà che si distinguono nel panorama del tessuto industriale cremonese, per la capacità di affrontare i continui cambiamenti e le sfide tecnologiche che il presente ci sta
riservando. Antonella Corazzi, così profondamente legata alla figura del padre, Paolo Corazzi, fondatore, nel 1951, dell’omonima azienda, ha ricordato agli studenti come la passione per il proprio lavoro, nella posizione da lei ricoperta, non si sia mai disgiunta dall’attenzione per i dipendenti.
Alessia Zucchi ha alle spalle una tradizione economica di lunga data, in quanto l’oleificio di famiglia è attivo da più di due secoli ed è sempre riuscito a rinnovarsi, avendo come obiettivo quello di portare sulle tavole degli italiani la qualità e la sostenibilità del proprio prodotto, racchiuse in una bottiglia di vetro. Particolarmente intenso il momento della conferenza in cui le due ospiti hanno risposto a uno studente che chiedeva quali sistemi di welfare femminile fossero sostenuti dalle loro aziende: per Zucchi, imprenditrice e madre, la parità di
genere non può che misurarsi, innanzitutto, in una retribuzione che garantisca alle donne l’indipendenza economica. Se nel nostro Paese questo può dirsi un obiettivo, per alcune professioni, quasi raggiunto, Corazzi apre invece gli orizzonti sulle politiche aziendali attuate in Messico, a Guadalajara, dove Corazzi
Fibre ha una filiale.
Vi lavorano soprattutto donne che, dice, sono “più agili“ degli uomini e hanno una
maggiore manualità nella lavorazione delle fibre. Per loro l’azienda ha fondato una scuola, dove le operaie imparano la lingua spagnola, vivono una dimensione comunitaria e possono raggiungere una propria autonomia economica. La voce della loro esperienza di donne manager è stata particolarmente apprezzata
dal pubblico dei liceali.
Così commenta la studentessa Anna Marzaroli della classe 4BLSA: “Una conferenza
davvero illuminante, che ci ha permesso di avere un modello da seguire, un esempio di come la passione e la perseveranza possano guidare un’imprenditrice nel suo ruolo di estrema e delicata responsabilità”.
Ma di passione e perseveranza hanno parlato anche le due atlete Sveva Gerevini e Federica Venturelli nella conferenza per le classi seconde “Dalla pista alle pedane: come la dedizione trasforma il talento in primato”. Intervistate dalla prof.ssa Alessandra Marcotti, docente di Scienze Motorie all’Aselli, le due ospiti,
eccellenze internazionali nell’eptathlon e nel ciclismo, hanno ripercorso le loro storie di sport e di vita, raccontando di come, fin da bambine, avessero nutrito una particolare propensione per gli sport individuali, pur con prospettive diverse.
Se Gerevini gareggia sempre da sola, in una ricercata armonia tra mente e
corpo, Venturelli sottolinea come nel ciclismo su pista la collaborazione con le compagne sia stretta: in una squadra ognuna ha ruoli diversi rendendo
il supporto del team indispensabile e la vittoria una soddisfazione collettiva.
Sfidare se stesse e cercare continuamente di superare i propri limiti è l’imperativo che le accomuna, nella costanza dell’allenamento e nella peculiarità delle loro discipline, sicuramente molto faticose.
Sveva Gerevini, che si è piazzata tredicesima alle Olimpiadi di Parigi nel 2024, ha raccontato tutte le difficoltà dei suoi due allenamenti quotidiani, ma anche del supporto fondamentale di tutte le figure che la aiutano nella sua preparazione,
dall’allenatore al fisioterapista al nutrizionista al mental coach.
Dietro i volti di queste ragazze, dietro le loro parole appassionate, si nasconde un mondo fatto anche di rinunce – una vita privata alla quale è difficile concedere il tempo -, e di situazioni “estreme”, in cui lo studio viene portato avanti ad ogni costo.
Venturelli, vincitrice dell’oro a cronometro agli Europei del 2025, ha dichiarato di aver imparato a studiare ovunque, anche in ambienti rumorosi, e su qualsiasi mezzo di trasporto: dopo il diploma all’Aselli, è ora studentessa all’Università di Brescia, in un mondo accademico che, fortunatamente, sta diventando sempre
più accogliente nei confronti degli studenti atleti.
Ma cosa vuol dire, oggi, praticare uno sport al femminile a questi livelli? Gerevini, che dichiara come i compensi nell’atletica non siano molto alti, può continuare a
gareggiare grazie alla sua appartenenza all’Arma dei Carabinieri.
Venturelli porta l’attenzione del pubblico sul suo “privilegio”, raccontando come, fino a poco più di un decennio fa, molte gare di ciclismo fossero esclusivamente appannaggio degli uomini. Un mondo, quello dello sport femminile, che ancora oggi deve peraltro soffrire una scarsa visibilità mediatica.
L’incontro, animato anche da video, quiz e domande degli studenti, è stata un’occasione profonda per riflettere su come il talento e la determinazione possano far raggiungere altissimi livelli: “più si fa fatica, maggiore è la gratificazione finale”, afferma Venturelli.
E, mentre i sogni delle atlete guardano alle Olimpiadi di Los Angeles del 2028, gli occhi degli studenti si illuminano nell’aver trovato in queste ragazze una forza straordinaria, anche nella qualità delle loro risposte. “È stato un momento di riflessione sull’importanza della costanza e della determinazione, valori
fondamentali non solo nello sport ma anche nel nostro percorso formativo”, commenta Camilla Orlandi della 2A LIC, desiderosa di un autografo.