Mafia degli appalti: al Torriani il testimone di giustizia Esposito incontra gli studenti
Incontro organizzato dal Centro Promozione Legalità nel progetto "Cento passi verso il 21 marzo". Esposito: "Bisogna agire, e chi può farlo ha il dovere di farlo"
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La forza di denunciare, la scelta di diventare testimone di giustizia contro un sistema più grande di lui. Una guerra vinta pagando conseguenze pesantissime, anche a rischio della vita.
È un fiume in piena Mauro Esposito, architetto e ingegnere, mentre racconta la sua storia davanti a una platea di 300 studenti.
Tra il 2010 e il 2011 venne estorto dalla ’Ndrangheta mentre lavorava in un cantiere in Piemonte: la sua denuncia diede il via all’operazione San Michele, coda di uno dei più importanti interventi antimafia nel Nord Italia.
Ma dopo la denuncia arrivarono processi, minacce, il rischio di fallimento e la paura per sé e per i propri cari. Un prezzo altissimo, che racconta quanto sia ancora radicata la presenza mafiosa nel tessuto produttivo del Paese.
“In Italia, secondo i dati dell’osservatorio di Libera, quest’anno ci sono stati almeno 1.100 indagati per corruzione – spiega Esposito –. Tutte attività che rimandano alla criminalità organizzata, perché dove c’è corruzione e dove ci sono difficoltà, queste persone riescono sempre a imporsi”.
Poi il testimone di giustizia ricorda il peso delle conseguenze: “Le potete immaginare. La minaccia è lo strumento che usano di più. Io avevo i bambini piccoli, una moglie che cercava di sopperire alle mie assenze. La situazione era complicatissima. Il problema più grande, comune a tante altre vittime di mafia, è che purtroppo lo Stato sparisce: i danni causati da queste persone – nel mio caso diversi milioni – restano sulle tue spalle e non riesci a farti risarcire”.

L’incontro si è svolto nell’aula magna dell’Istituto Torriani di Cremona, nell’ambito del progetto del Centro Promozione e Legalità “Cento Passi verso il 21 marzo”.
A dialogare con Esposito, la dirigente scolastica Simona Piperno, partendo dal suo ultimo libro: “Le mie due guerre. Ho denunciato la ’ndrangheta. Ho combattuto da solo. Ho vinto”.
Da oltre dieci anni Esposito gira l’Italia per incontrare i giovani, raccontare la sua storia e soprattutto mettere in guardia: perché la mafia non dimentica e si insinua ovunque, ma conoscerla è il primo passo per combatterla.
“È fondamentale partire dai ragazzi – conferma – perché al Nord c’è pochissima consapevolezza del fenomeno. Al Sud lo conoscono, spesso purtroppo lo tollerano. Al Nord, invece, i giovani credono che non li riguardi: troppe imprese, troppi imprenditori, troppi colletti bianchi fanno uso della criminalità organizzata. Perché, dal punto di vista economico, rivolgersi alla malavita per l’attività produttiva è spesso conveniente“.
Da qui l’appello: “Bisogna iniziare a parlare davvero di assistenza ai testimoni di giustizia e a chi denuncia, non solo a marzo, non solo il 21 marzo, quando tutti si dichiarano contro la malavita. Essere contro la mafia è ovvio per ogni persona onesta, ma non basta: bisogna agire, e chi può farlo ha il dovere di farlo“.
“Spero che la legge 44/99 venga modificata nella parte in cui obbliga le vittime di mafia a restituire dopo tre anni i soldi sospesi – conclude Esposito -. Chiediamo che questi importi vengano restituiti solo quando arriva il risarcimento. Altrimenti è come dare un po’ di ossigeno e poi ributtare la persona sott’acqua senza una bombola abbastanza capiente”.