Aggredì poliziotto al comizio di Conte, il giudice: "Aggressiva e provocatoria"
Depositata la motivazione della sentenza nei confronti di Maria Grazia Piccinelli, presidente del Comitato no vax – no green pass “Fortitudo”
“I video sono particolarmente eloquenti nel dimostrare che il vicequestore e gli altri pubblici ufficiali “hanno fatto di tutto per contenere l’irruenza della Piccinelli, cercando, tuttavia, di non arrivare al contatto fisico. Di contro, la stessa continuava a dar loro addosso, spinta da uno stato d’animo evidentemente caratterizzato da agitazione e rabbia“.
Questa una delle frasi contenute nelle 13 pagine di motivazione della sentenza che il 14 novembre dell’anno scorso ha visto la condanna a sette mesi, pena sospesa, di Maria Grazia Piccinelli, 57 anni, di Cremona, presidente del Comitato no vax – no green pass “Fortitudo”, colpevole di resistenza nei confronti di Bruno Pagani, 63 anni, bergamasco, ex dirigente del Commissariato di Crema, ora in pensione.
I fatti si riferiscono alla sera del 30 maggio del 2022 a Crema in occasione del comizio elettorale tenuto in piazza del Duomo dall’ex premier Giuseppe Conte, salito sul palco per sostenere la candidatura a sindaco del pentastellato Manuel Draghetti.
Quella sera l’imputata era partita per Crema insieme al suo ex tesoriere, alla sua ex vice presidente e ad un consigliere. Voleva parlare con Conte, e per farlo aveva tentato di oltrepassare il cordone dei poliziotti, colpendo il vice questore.
Qualche ora prima, nel pomeriggio, a Pagani aveva telefonato il questore di Cremona, segnalandogli che al comizio ci sarebbe stata la presenza del comitato “che gravita nell’ambito dei no vax”. “L’intenzione”, aveva riferito Pagani in aula, “era quella di contestare in modo molto aspro il presidente Conte, accusato di non aver saputo gestire la crisi pandemica”.
“Il gruppo dei no vax”, aveva raccontato Pagani, “ha cominciato ad inveire contro di lui e a scandire slogan, con la Piccinelli che cercava di andare verso il palco. A quel punto io mi sono messo davanti, allargando le braccia. Lei era molto agitata e con fare aggressivo mi si è buttata addosso, spingendomi e strattonandomi. Sono riuscito a contenerla e a respingerla indietro, ma lei continuava, tanto che il presidente Conte è stato costretto ad interrompersi più volte, facendo indispettire gli aderenti dei 5 Stelle.
Per il giudice, “l’azione degli operanti” nei confronti della Piccinelli era “motivata dalla evidente necessità di garantire il regolare svolgimento del comizio: nè tantomeno risulta che il loro intervento sia stato condotto con modalità persecutorie, prevaricatorie, o anche soltanto debordanti la funzione dell’atto o lo scopo”.
La Piccinelli, scrive il giudice, “non poteva non rendersi conto che con il suo comportamento ostruzionistico, aggressivo e provocatorio, avrebbe determinato l’esigenza di un intervento più risoluto nei suoi confronti, avendo gli operanti intuito, da circostanze di fatto evidenti, che era l’unica intenzionata ad arrecare concreto disturbo al comizio, e, in ipotesi, anche a raggiungere l’ex presidente del Consiglio”.
Nello stesso procedimento, la Piccinelli doveva rispondere anche di calunnia per aver accusato Pagani, sapendolo innocente, di averla strattonata con violenza e colpita con due gomitate allo stomaco. Dalla calunnia, è stata assolta. Per il giudice, manca l’elemento soggettivo: la Piccinelli, nella sua denuncia, aveva espressamente querelato Pagani per “averla fermata con violenza e strattonata per le braccia, mentre l’accusa di averla colpita con due gomitate nello stomaco non è espressamente rivolta al Pagani, ma descritta come circostanza genericamente avvenuta nel contesto di violenza in cui si veniva a trovare”.
Per il giudice, “non può comunque affermarsi con certezza che l’imputata, al momento della denuncia, abbia agito con l’intento di accusare falsamente il Pagani. Non può escludersi che la stessa, anche in considerazione del complessivo contesto di agitazione in cui si sono svolti i fatti, abbia sporto denuncia nella reale convinzione che il Pagani avesse agito con violenza nei suoi confronti“.
Nel procedimento, Bruno Pagani si era costituito parte civile attraverso l’avvocato Massimiliano Cortellazzi. Come risarcimento, il giudice aveva disposto la somma di 2.000 euro, oltre a 2.500 euro di spese legali.