Cronaca

Investita e morta quattro mesi dopo, la nipote: “Non era vigile, ma in stato vegetativo”

Contestazioni della famiglia della vittima in merito alle dichiarazioni rese in aula dal medico legale consulente della difesa della donna accusata di omicidio colposo

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Non è vero che la strada era buia, e non è vero che la nonna era vigile. Era in stato vegetativo. Non era cosciente, non riconosceva più i suoi familiari, aveva tutte le ossa rotte, erano più quelle fratturate che quelle sane”. Lo racconta la nipote di Maria Rambaldini, l’81enne investita il 6 novembre del 2023 ad Annicco e morta quattro mesi dopo l’incidente.

Ieri, nel processo per omicidio colposo nei confronti della conducente che aveva investito l’anziana con la sua Jeep, il medico legale Claudio Rigo, uno dei consulenti della difesa, aveva escluso il nesso di causa tra l’investimento e il decesso. “La signora, che soffriva di cuore, si era ripresa, era vigile, stava facendo la riabilitazione”.

Il 10 marzo era stata trovata morta nel letto. “Una morte improvvisa”, per la difesa, “una morte di tipo elettrico per un’aritmia, alla quale, verosimilmente, il defibrillatore cardiaco non ha risposto. Un evento svincolato dai traumi dell’incidente”.

Una consulenza contestata dalla nipote della vittima. “Il vero danno”, ha spiegato la donna, “è stato il trauma alla testa, che è ciò che l’ha fatta entrate in stato vegetativo. I medici ci avevano detto che la nonna non si sarebbe più ripresa”.

Ieri l’imputata, una donna che all’epoca abitava ad Annicco, aveva sostenuto che la zona era completamente al buio e che proprio per quello non si era accorta che l’anziana stava attraversando la strada sul passaggio pedonale. “Non c’era buio”, ha replicato la nipote dell’81enne. “I lampioni erano tutti accesi, compresi quelli della chiesa, la strada era perfettamente illuminata“.

I familiari della vittima sono già stati risarciti, con l’assistenza dell’avvocato Marcello Superti del foro di Brescia, e dunque non sono parte civile nel procedimento. L’imputata è assistita dagli avvocati Elisabetta Costa e Devis Guidolin di Padova. Si torna in aula il prossimo 30 giugno per sentire Alberto Raimondo, un altro medico chiamato dalla difesa.

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