Cronaca

Aggredito dal bullo per aver difeso un ragazzino: "Cerca il rispetto con la violenza"

Calci e minacce al quartiere Cambonino durante una partita di calcio: vittima, un 16enne che aveva rimediato una frattura al braccio: le testimonianze in aula

La polizia locale al Cambonino
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“Ciccione, testa di c…, passa la palla che non sei capace di far niente”. Aveva fatto il “bullo” con un ragazzino di dieci anni, e per questo era stato “ripreso” da un giovane di 16 anni che gli aveva detto di andare a giocare con i ragazzi più grandi, quelli della sua età. Una frase che aveva scatenato minacce e un’aggressione.

L’episodio risale al 25 agosto del 2020 al Cambonino, dove un gruppo di ragazzi, maggiorenni e minorenni, stava giocando a calcio nel parco del quartiere dove c’è un campo in cemento. All’epoca dei fatti, l’imputato, Giorgio (nome di fantasia), finito a processo per lesioni e minacce, era uno dei ragazzi più grandi. Quel pomeriggio se la sarebbe presa con Marco (nome di fantasia), all’epoca 16enne, che dopo l’aggressione aveva rimediato una frattura al braccio con una prognosi di trenta giorni.

Tanti i “non ricordo” di uno dei ragazzi chiamati a testimoniare dal pm. Quel giorno il giovane, oggi 22enne, stava assistendo alla partita. “So che avevano discusso e che Marco aveva paura“, si è limitato a dire il testimone, che però ha confermato le dichiarazioni che all’epoca aveva reso alle forze dell’ordine. Dichiarazioni che oggi gli sono state lette in aula dal pm onorario Silvia Manfredi in forma di contestazione.

Giorgio è un tipo nervoso, cerca il rispetto attraverso la violenza. Marco era intervenuto in difesa del bambino, e una volta in campo, appena si è girato di schiena per recuperare la palla, Giorgio lo ha raggiunto colpendolo con un calcio. Siamo tutti rimasti senza parole. Marco non si è rialzato subito, aveva le gambe piene di sangue, e Giorgio gli ha detto che era fortunato perchè non aveva assaggiato il suo pugno“. All’epoca dei fatti, il 22enne aveva anche raccontato che Marco gli aveva confidato di essere stato picchiato da Giorgio sotto i portici e di avere paura di lui.

In aula sono stati sentiti anche due testimoni della difesa, rappresentata dall’avvocato Massimo Tabaglio. Uno è un ragazzo di 25 anni che quel giorno era in squadra con l’imputato. “C’è stato un contatto fisico tra le parti, ma è stato un contrasto di gioco, un impatto accidentale. Giorgio era molto più grande e ha avuto un impatto maggiore su Marco, ma non c’era l’intenzione di fare del male. Siamo tutti vicini di casa, giochiamo spesso assieme”.

“Marco stava ricevendo la palla”, ha raccontato l’altro testimone della difesa, un ragazzo di 24 anni, e Giorgio, nell’intercettarlo, si è scontrato con lui. Marco ha perso l’equilibrio ed è caduto. Di minacce non ne ho sentite“.

Quel pomeriggio di agosto, da quanto aveva raccontato il 16enne, che a processo non si è costituito parte civile, “Giorgio era nervoso. Voleva giocare a calcio con noi, ma quando ho segnato un punto mi ha preso in giro per come ero magro, e mi ha anche minacciato. Poi se l’è presa con un ragazzino di 10 anni che stava giocando con noi. Continuava a prenderlo in giro per come giocava. Il bambino aveva un’espressione triste, e io ero dispiaciuto per lui, così ho detto a Giorgio di andare a giocare con i ragazzi della sua età, cioè quelli più grandi”.

Per l’accusa, dopo qualche minuto l’imputato aveva preso la rincorsa, e al volo, con i piedi aveva colpito sul fianco Marco che era girato di spalle. “Dopo mi ha anche minacciato“, aveva detto il ragazzo: “Sei fortunato che non hai provato il mio pugno“. Dopo il colpo, Marco, che faceva fatica a camminare, era tornato a casa.  Aveva il braccio rotto, ma non era andato subito in ospedale. “La notte”, aveva raccontato, “non riuscivo a dormire dal dolore, e quindi sono andato al pronto soccorso dove mi hanno riscontrato la rottura dello scafoide e mi hanno messo il gesso che ho tenuto per un mese. Quando ho ricevuto il colpo da dietro, nel cadere mi sono ferito anche alle gambe e sui fianchi“.

Il prossimo 12 giugno l’imputato si difenderà.

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