Lettere

Via Giordano: in mancanza di strada alternativa, almeno ci siano rigidi divieti

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da Andrea Giacalone

Egregio direttore,

un uso non condivisibile dei dati di traffico, unito a capziosi tentativi di equiparare la condizione di Via Giordano a quella di diverse altre strade cittadine, non mi lasciano confidente sulla genuinità di intenti dell’omonimo progetto di riqualificazione.

Il dovere di ridurre la circolazione riguarda tutta la città. Tuttavia, l’intero comparto sud continua ad essere peculiare. Via Del Sale, con 12.000 mezzi giornalieri, e Viale Po, con oltre 20.000 (rilevazione Terraria SRL), costituiscono i principali canali di afflusso e deflusso del traffico di Via Giordano. Tutte strade interzonali, essenzialmente strutturate per la sola utenza urbana, originariamente pensate per collegare una periferia al centro cittadino.

In un contesto radicalmente cambiato rispetto a quelle origini, i propositi di sistemazione, peraltro privi di una visione d’insieme, negligentemente limitati a Via Giordano, mi appaiono sinora come pannicelli caldi, accessori, senza una utilità certa e, nella migliore delle ipotesi, solo indirettamente focalizzati sul vero problema degli eccessivi volumi veicolari.

Da un lato, l’assenza di una stringente regolamentazione viabilistica, probabilmente sgradita a qualcuno, trasforma queste strade in una anomala tangenziale. D’altro lato, un orientamento politico-ambientalista impone ai cittadini la rinuncia alla costruzione di una nuova strada. In mezzo, i residenti.

Chi ritiene ideologica questa scelta insiste nel nobilitare una posizione che, lungi dal meritare una tale collocazione, è a mio avviso banale calcolo elettorale, partorito da una politica mediocre che non ambisce al meglio, pur con tutta l’opinabilità che questo termine sottende, ma vuole solo perpetuarsi, distinguendo a questo fine i sacrificabili dagli intoccabili, astenendosi dal tutelare le ragioni dei primi quando queste confliggono col volere dei secondi.

Persino il non negoziabile diritto alla salute diviene così immolabile, a difesa di uno status quo politico fino a poco fa rassicurante, reso precario dai soli 192 voti di scarto delle ultime elezioni. Ad inefficaci operazioni di cosmesi amministrativa viene quindi affidato il tentativo di mantenere la botte piena e la moglie ubriaca, tappando i buchi di promesse elettorali strappate, controvoglia, ad una maggioranza in concreto pericolo di bocciatura.

Se non è pretestuosa, la dichiarata capacità di risolvere il problema senza una nuova arteria deve finalmente tradursi nel pragmatismo della sostanza, da cui non può che conseguire l’assunzione di oneri e responsabilità di atti amministrativi che, anziché indurre blandamente, introducano obblighi e divieti, cambi di percorsi viari e di abitudini di mobilità, sulla cui natura complessiva propongo pubblicamente, a chiunque coinvolto, di orientare le proprie riflessioni.

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