Tentata estorsione ad un imprenditore cremonese: pena di quattro anni per l'ex dipendente
Vittima, il capo di una cooperativa con la passione per la politica che a fine ottobre del 2022 aveva assunto l'albanese con un contratto in prova
Tramite minaccia e violenza aveva cercato di costringere un imprenditore cremonese di 35 anni a consegnargli 1.500 euro e a rimettere le querele precedentemente sporte nei suoi confronti, non riuscendoci per il fermo rifiuto della vittima. Oggi il Tribunale ha riconosciuto colpevole l’imputato, un albanese di 41 anni, e l’ha condannato a 4 anni e 1.000 euro di multa per tentata estorsione e lesioni, mentre il reato di stalking è stato assorbito in quello di tentata estorsione.
Per l’altra accusa di detenzione di coltello, i giudici hanno disposto un’ammenda di 660 euro e l’espulsione dell’imputato a pena espiata. Come risarcimento all’imprenditore, parte civile attraverso l’avvocato Tiziana Bertoli, è stata decisa una provvisionale di 5.000 euro. Per il 41enne, assistito dagli avvocati Ilaria Ceriali e Stefano Pulcini, il pm Federica Cerio aveva chiesto la condanna a 5 anni, 6 mesi e 6.000 euro di multa.
L’albanese era un ex dipendente del vittima, impegnato in politica e imprenditore a capo di una cooperativa sociale. Agli inizi del 2023, quando i rapporti lavorativi tra i due erano finiti, l’imputato, che era stato assunto con un contratto in prova, aveva cominciato a chiedere all’imprenditore la somma di denaro.
“Vedi di ridarmi i soldi, altrimenti ti ammazzo, ti sistemo io, so sempre dove prenderti”, gli aveva più volte intimato l’albanese. “Hai tempo dieci giorni per ritirare la denuncia, inoltre mi devi dare i soldi, altrimenti ti mando i miei amici a casa mentre dormi… non ne esci vivo. Se vai a fare la denuncia e mi dovessero arrestare, ti perseguiterò tutta la vita”.
E poi c’erano state le violenze fisiche: “il 15 marzo del 2023 l’ex dipendente aveva colpito la vittima con una testata, causando all’imprenditore la contusione del setto nasale. Il 12 maggio del 2024 gli aveva sferrato un pugno diretto all’addome e il primo agosto lo aveva colpito alla testa con il proprio cellulare. Il 41enne gli aveva anche inviato quotidianamente messaggi sui social, lo aveva pedinato, recandosi nei luoghi frequentati dall’ex datore di lavoro per intimorirlo e avanzare pretese creditorie. In numerose occasioni si era anche introdotto all’interno dell’auto della vittima per minacciarla di morte.
Nell’aprile del 2024 l’aveva costretto a recarsi dai carabinieri per rimettere le querele, mentre e il primo agosto del 2024 gli aveva intimato, dopo avergli mostrato un coltello e dopo averlo colpito con il telefono, a percorrere decine di chilometri con la propria auto e subire ulteriori vessazioni e minacce di morte.
Quando aveva testimoniato, l’imprenditore aveva aggiunto di essere stato derubato dal suo ex dipendente di attrezzatura di valore. “Gli ho detto che gli avrei dato i soldi se lui mi avesse restituito gli attrezzi che mi aveva preso. E nel frattempo gli avevo dato degli anticipi”.
Nella sua requisitoria, il pm ha parlato di “atteggiamento sempre più pressante” da parte da parte dell’imputato, di una “escalation violenta”, di “continue minacce, di appostamenti e di telefonate all’imprenditore”, definito “genuino ma un po’ ingenuo”. “I due non sono amici”, ha detto il pm, diversamente da quanto a suo tempo aveva dichiarato l’imputato. “Tra loro c’erano delle tensioni, delle problematiche”.
Da parte sua, l’avvocato di parte civile ha sottolineato i numerosi precedenti dell’imputato, anche specifici, e della mancanza di pentimento. “Se voleva i soldi avrebbe potuto rivolgersi all’autorità giudiziaria”.
La difesa, invece, ha puntato a far riconoscere al Tribunale non il reato di estorsione, ma l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni. “L’unico obiettivo”, ha detto l’avvocato Pulcini, “era quello di recuperare il suo credito. Si trattava di denaro che l’imprenditore gli doveva in relazione al rapporto lavorativo che i due avevano avuto”.
L’albanese è in carcere dall’agosto del 2024. Lo scorso 4 novembre si era difeso, sostenendo di non essere uno stinco di santo, ma di non aver mai minacciato il suo ex datore di lavoro e di non aver mai tentato di estorcergli quei 1.500 euro.