Approvato il rendiconto 2025 del Comune: avanzo di 36 milioni e investimenti per 31
Dibattito acceso in consiglio comunale sul documento, che è stato approvato con 19 voti favorevoli e 7 contrari. Pesanti critiche dall'opposizione
Il Comune di Cremona chiude il 2025 con un avanzo di amministrazione di oltre 36 milioni di euro, un avanzo libero (ossia l’importo che potrà essere re-investito in quanto non soggetto a vincoli) di 3,6 milioni, e conti in equilibrio, ma il rendiconto presentato in Consiglio comunale accende il confronto politico tra maggioranza e opposizione.
A illustrare i numeri è stata la vicesindaca con delega al Bilancio Francesca Romagnoli, che ha parlato di “un Comune serio, solido e capace di guardare al futuro”, sottolineando come il 2025 sia stato un anno segnato dalla piena attuazione del Pnrr, senza rinunciare al rigore nei conti e al mantenimento dei servizi.
Il consuntivo certifica infatti, oltra all’avanzo di amministrazione di 36,2 milioni, investimenti per 31,5 milioni, di cui circa 21 legati a progetti finanziati dal Pnrr. Una parte rilevante delle risorse è stata destinata alla scuola, con oltre 5 milioni per manutenzioni, sicurezza ed efficientamento, mentre il welfare si conferma una delle voci principali, con 28,5 milioni destinati a politiche sociali, famiglie e fragilità.
Romagnoli ha rivendicato anche la solidità finanziaria dell’ente, evidenziando l’assenza di nuovi mutui e la capacità di rispettare i tempi di pagamento, pur ricordando in replica che “questo è un rendiconto, quindi si parla di quanto già fatto” e che eventuali ritardi nei pagamenti hanno riguardato “una minima parte, legata a irregolarità da parte dei fornitori”.
Numeri che la maggioranza legge come un segnale di stabilità e capacità amministrativa. “Questo bilancio dimostra il grande lavoro del nostro Comune. che nel 2025 non ha fatto ricorso ad anticipazioni di tesoreria, paga puntualmente i fornitori e mantiene una solida liquidità” ha sottolineato Daniele Bonali (Pd). Sulla stessa linea Roberto Poli (Pd), secondo cui “emerge la solidità del bilancio e la responsabilità nell’utilizzo delle risorse”, mentre Marialuisa D’Ambrosio (Cremona Sei Tu) ha ricordato il contesto economico nazionale difficile, evidenziando come “l’amministrazione abbia comunque continuato a pianificare e cofinanziare progetti, senza aprire nuovi mutui”.
Il peso degli investimenti nel sociale è stato rimarcato invece da Cristina Marenzi (Fare Nuova Cremona Attiva): “Nel settore welfare si concentra il 40% del bilancio, con servizi pensati per rispondere ai bisogni dei cittadini”, mentre Paolo La Sala (Fare Nuova Cremona Attiva) ha invitato a leggere i dati demografici, parlando di “una città che resiste, con popolazione in aumento e saldo migratorio positivo”, pur con un indice di vecchiaia elevato. Per il consigliere civico, “dobbiamo fare in modo che quella di vivere a Cremona diventi una scelta di vita. Chi arriva in città deve decidere di restare perché la qualità della vita è alta. E stiamo andando proprio in questa direzione, come dimostra l’aumento degli investimenti nei “servizi per l’infanzia e per gli asilo nido, in modo da dare a madri e padri la serenità di costruire qui un futuro”. Lapo Pasquetti (Sinistra per Cremona) ha invece puntato sul dinamismo cittadino, citando lo sviluppo dei poli universitari e l’apertura di nuovi poli scolastici.
Di tutt’altro tono le critiche delle opposizioni, che leggono lo stesso avanzo come un segnale negativo. “Chiudere con 36 milioni può essere una cosa non proprio positiva, perché mentre il Comune accumula risorse, i problemi restano” ha attaccato Andrea Carassai (Forza Italia). “Il Comune non è un salvadanaio. Ci sono investimenti previsti e non realizzati per decine di milioni e manca una strategia chiara”. Critiche anche sul sistema delle partecipate, “Manca direzione politica chiara e disegno industriale credibile”, e sulle politiche culturali e turistiche, definite “ricche di parole ma povere di risultati strutturali”.
Marco Olzi (Fratelli d’Italia) ha parlato di una narrazione distante dalla realtà: “La retorica trionfante si scontra con il quotidiano. Non vediamo una città che cambia, mentre aumentano i costi, a partire dalla tariffa rifiuti”. Ancora più duro Alessandro Portesani (Novità a Cremona): “Un’amministrazione si misura anche dalla capacità di incassare e pagare. Nel 2025 sono state pagate in ritardo 2.426 fatture per 15 milioni di euro. Dietro ci sono imprese che aspettano risposte”.
Anche per Paola Tacchini (M5S), il rendiconto presenta luci e ombre: pur riconoscendo “il grande impegno degli uffici” ha infatti evidenziato come restino “aspettative ancora non soddisfatte”, in particolare su alcuni ambiti sociali.
Al termine del dibattito è intervenuto anche il sindaco Andrea Virgilio, che ha rivendicato l’impostazione dell’amministrazione: “Il nostro obiettivo è bilanciare la gestione quotidiana con una trasformazione profonda della città”. E sulla spesa sociale ha aggiunto: “Non è una voce accessoria, ma un investimento sulla sicurezza e sulla comunità”. Infine, in merito alle fatture in ritardo, la vice sindaca Romagnoli ha rimarcato come “i ritardi non dipendono da noi, ma da irregolarità da parte delle imprese fornitrici dei servizi”.