Guerra della 'ndrangheta del 1992, pene inasprite: depositate motivazioni sentenza
La Corte d’Assise d’Appello di Bologna ha ricostruito la faida tra clan tra Emilia e Lombardia. Tra gli episodi anche l’omicidio alle Colonie Padane
Sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso ottobre, la Corte d’Assise d’Appello di Bologna ha inasprito le condanne per gli omicidi di matrice mafiosa avvenuti nel 1992 tra Emilia, Lombardia e Calabria, e in particolare per quelli di Reggio Emilia. Tre gli ergastoli inflitti – a Nicolino Grande Aracri, Antonio Ciampà e Angelo Greco – mentre Antonio Lerose è stato condannato a 18 anni.
L’ultimo processo, avviato nel 2019 grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonio Valerio e Angelo Salvatore Cortese, ha ricostruito una lunga stagione di violenza legata alle faide di ‘ndrangheta, che per anni ha insanguinato diversi territori del Nord Italia, compresa la provincia di Cremona.
Nelle 170 pagine di motivazioni, i giudici tracciano un quadro dettagliato di quella guerra tra clan, ritenendo pienamente attendibili le testimonianze dei collaboratori, che si sono autoaccusati anche di reati per i quali non erano inizialmente indagati.
Tra gli episodi ricostruiti emerge anche un fatto avvenuto proprio nel Cremonese: il 6 settembre 1992, a Cremona, in località Colonie Padane, venne ucciso Dramore Ruggiero, fratello di Rosario “Tre dita”. Nella stessa circostanza fu assassinato anche Antonio Muto, rimasto vittima per errore. Un delitto inserito nella spirale di vendette tra le famiglie coinvolte.
A pochi giorni di distanza seguirono gli omicidi di Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero, avvenuti nel Reggiano, che rappresentarono l’apice di una escalation di violenza tra gruppi rivali.
Determinante, nelle motivazioni, anche il contributo di un terzo collaboratore di giustizia, Vittorio Foschini, che ha confermato i collegamenti tra le cosche attive in Emilia e quelle operanti in Lombardia, sottolineando come anche il territorio lombardo, e quindi anche Cremona, fosse coinvolto in una vera e propria guerra di mafia. Affiliato alla ‘ndrangheta milanese dei Coco Trovato e De Stefano, Foschini si è autoaccusato, iniziando la collaborazione nel 1995, di diciassette omicidi, tra cui quello delle Colonie Padane.
La Corte ha inoltre criticato duramente la sentenza di primo grado, ritenuta “radicalmente errata”, perché basata su una valutazione parziale delle prove e delle dichiarazioni dei collaboratori. Proprio una rilettura più ampia e approfondita degli elementi emersi ha portato alla revisione delle condanne e all’inasprimento delle pene.