Ritratti dell'anima: il "Volto interiore" nelle opere di Mosca al Centro Perini
Un percorso costruito attorno alla figura umana come presenza emotiva prima ancora che fisica. I lavori che sviluppano una ricerca concentrata sul volto
Dal 9 maggio (con inaugurazione alle 16,30 con dimostrazione di ritratto dal vivo) al 3 giugno il Centro Arte Perini di Castelvetro Piacentino accoglie “Ritratti dell’anima”, la nuova mostra personale di Mariarosa Mosca, un percorso costruito attorno alla figura umana intesa come presenza emotiva prima ancora che fisica. L’esposizione riunisce una serie di lavori che sviluppano una ricerca concentrata sul volto e sulla sua capacità di trattenere tracce di esperienze, memorie e stati interiori.
Il titolo orienta subito lo sguardo verso una dimensione che supera la semplice rappresentazione, suggerendo una lettura in cui ogni immagine diventa soglia tra visibile e invisibile. «Ogni ritratto – spiega il curatore, Simone Fappanni – diventa spazio di risonanza, un campo in cui la figura restituisce una vibrazione interiore capace di coinvolgere chi osserva. Le opere esposte presentano volti che emergono da superfici materiche, spesso attraversate da segni, graffi, stratificazioni cromatiche che amplificano il senso di profondità psicologica. L’artista costruisce così un linguaggio in cui la pittura si intreccia con una tensione narrativa, lasciando intravedere storie appena accennate, mai esplicitate fino in fondo.

Mariarosa Mosca, attiva da anni nel panorama artistico contemporaneo, ha sviluppato un percorso coerente che prende forma attraverso tecniche miste e una continua sperimentazione sui materiali». Nata e cresciuta in un contesto in cui l’attenzione per le arti visive ha rappresentato un elemento costante, ha progressivamente orientato la propria ricerca verso la figura umana, considerata come luogo privilegiato di indagine.
Nel corso del tempo ha partecipato a numerose esposizioni personali e collettive, consolidando una presenza che si distingue per la capacità di coniugare introspezione e costruzione formale. Il lavoro di Mosca – che tiene fortunati corsi di ritratto e disegno – si sviluppa attraverso cicli tematici che mantengono una continuità di fondo pur aprendo a variazioni espressive, con una particolare attenzione al rapporto tra colore e segno. In “Ritratti dell’anima” questa traiettoria trova una sintesi evidente, in cui ogni opera sembra dialogare con le altre creando un racconto complessivo.

Fappanni sottolinea questo aspetto con una riflessione che mette in luce la struttura dell’esposizione: «La sequenza delle opere suggerisce un percorso quasi musicale, fatto di pause, intensità e ritorni, in cui lo spettatore può riconoscere frammenti di sé». I volti dipinti da Mosca evitano una definizione fotografica, privilegiando una costruzione più libera, talvolta deformata, che accentua il carattere emotivo della rappresentazione.
Gli occhi, spesso centrali nella composizione, funzionano come punti di attrazione, invitando a un confronto diretto. Le superfici rivelano una lavorazione attenta, fatta di sovrapposizioni che restituiscono una sensazione di tempo sedimentato. Questo processo conferisce alle opere una qualità stratificata, come se ogni ritratto contenesse più livelli di presenza. Il tema dell’identità attraversa l’intero progetto, declinato in forme che oscillano tra riconoscibilità e astrazione. La mostra si configura quindi come un’occasione di confronto con immagini che invitano a rallentare lo sguardo, a soffermarsi sui dettagli, sulle variazioni cromatiche, sulle tracce lasciate dal gesto pittorico.