Cronaca

Rubavano e smontavano le auto: per i Taino, maxi condanne. Il papà: "Un accanimento"

Condannati il padre e i due figli. La pena più alta è stata di 9 anni e 6 mesi. "E' stato fatto un processo al cognome che portiamo", ha detto Paolo Taino

La pena più alta è stata inflitta a Filippo Taino, 33 anni, con 23 capi di imputazione: per lui, 9 anni, 6 mesi e 16.000 euro di multa. Il fratello Pietro, 26 anni, è stato invece condannato a 8 anni, 9 mesi e 14.500 euro di multa. Per il padre Paolo, 68 anni, con 6 capi di imputazione, la pena è stata di 5 anni, un mese e 7.100 euro di multa.

Nella scorsa udienza, il pm Francesco Messina aveva chiesto otto anni ciascuno e 10.000 euro di multa per Filippo e Pietro Taino, mentre 7 anni e sei mesi per il padre. Tutti erano accusati di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio.

Assolti, invece, gli altri tre imputati: due dipendenti di Paolo Taino e un’altra persona che era stata accusata di simulazione di reato. Solo per quest’ultima, il pm aveva chiesto 8 mesi. I due uomini che avevano rubato le auto per conto della famiglia Taino hanno già patteggiato. 

Storia di furti e riciclaggio di 131 autovetture e di 111 motori di auto, reati commessi tra il 2018 e il 2020 per un guadagno di circa 4 milioni di euro.

Qui non è stato fatto un processo alle persone, ma al cognome che portiamo“, ha commentato Paolo Taino subito dopo la lettura della sentenza. “Pensi che ho in mente di cambiare il cognome, alla mia età. Un accanimento che non ha senso. I miei figli ormai li ho persi. E’ per loro che sono molto preoccupato, non per me”.

Paolo Taino con l’avvocato Luca Curatti

Nell’aprile del 2021, al termine dell’operazione ““Donkey”, i carabinieri avevano arrestato 12 persone che facevano riferimento alla famiglia Taino, scoperchiando un giro di furti d’auto su commissione di carrozzieri e collezionisti del settore. Diversi gli step in cui si era sviluppata l’attività illecita degli imputati.

I veicoli rubati erano custoditi all’interno del magazzino della Padana Ricambi di Robecco d’Oglio dove avvenivano le operazioni di cannibalizzazione. Le scocche e i pezzi ricavati erano trasferiti alla Nuova Autodemolizione di Gadesco Pieve Delmona dove le scocche erano pressate e smaltite come materiale ferroso, mentre i ricambi finivano nello stabilimento ex Citman di Pontevico insieme ai motori e ad altre parti meccaniche riciclate per poi essere venduti.

L’indagine si era avvalsa di numerose intercettazioni telefoniche che avevano permesso di scoprire i luoghi dove gli imputati avevano portato avanti il loro giro di affari. In una delle intercettazioni, uno della gang, parlando con un collega di lavoro, gli aveva confidato che i carabinieri non erano riusciti a trovare il deposito dei motori e che lui sapeva dove fosse. Nella conversazione, l’uomo aveva rivelato al collega che si trattava della ex Citman di Pontevico.

Una fabbrica dismessa, la Citman, dove gli inquirenti, dopo aver sentito l’intercettazione, si erano recati a fare un sopralluogo. Un ex stabilimento in disuso, dove però i carabinieri avevano notato che al cancello era stato messo un lucchetto nuovo. Nei locali erano stati trovati i 111 motori, posizionati lungo le pareti nel magazzino a piano terra. C’erano anche sportelli, pneumatici, sedili, scatoloni pieni di navigatori, cruscotti, componentistica di varia natura e un’Audi A6 di recente produzione.

Nelle indagini, i militari dell’Arma avevano effettuato la catalogazione dei motori ed erano risaliti al numero di telaio delle macchine. “Almeno 90, secondo le verifiche dei carabinieri, quelle rubate, comprese alcune auto che non erano state immatricolate.

Per l’accusa, era Paolo Taino ad impartire gli ordini e a gestire una serie di società create per commercializzare pezzi di ricambi,  con anche un sito di e-commerce per la vendita. Le parti dei veicoli venivano commercializzate anche in Slovenia, Croazia e in Africa: centinaia di componenti del valore di 300mila euro erano stati trovati imballati e pronti per essere spediti alla volta del Ghana.

I difensori degli imputati, tra cui l’avvocato Luca Curatti per Paolo Taino, hanno parlato di “insussistenza del quadro probatorio, dei controlli e delle intercettazioni”.

La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni.

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